PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO …E ANCORA PRIMAVERA (2003)
FERRO 3 – LA CASA VUOTA (2004)
LA SAMARITANA (2004)

FERRO 3 – LA CASA VUOTA (2004)
LA SAMARITANA (2004)

La prima cosa che stupisce quando si parla di Kim Ki-duk (il cognome prima del nome per i coreani) è alla base di una considerazione razionale: ha fatto 13 film negli ultimi 11 anni, una prolificità che a noi poveri occidentali, abituati ai ritmi produttivi degli studios, pare extraterrestre.
Poi, come se non bastasse, si legge nelle note di presentazione di Ferro 3 – La casa vuota che il film è stato girato in un paio di settimane e montato in 10 giorni (da Kim stesso)… avrà avuto anche un costo irrisorio, a vederlo…
Eppure!
Quale meraviglia, quale incanto, quale mistico volo poetico!
Si affannano, negli Usa, a coniugare esigenze produttive con un minimo di professionalità autoriale, spendendo milioni di dollari per vendere un prodotto, per far luccicare ancora la Mecca.
Kim usa pochi soldi, poca troupe, pochissimi giorni: l’arte dell’arrangiarsi, direbbe qualcuno; sapienza nel trasformare in opera d’arte alta e densa di significato una scarsità di mezzi quasi imbarazzante, dico io.
Stessa linea guida seguita per Primavera, estate… una location e tre personaggi in totale; ma vedetelo, e ditemi se non sembra una sinfonia maiuscola e potente… parabola intensa e appassionata sulla ciclicità delle stagioni come metafora dei mutamenti della vita.
Autore di un Cinema minimalista eppure sorprendente oltre ogni dire, Kim è, tra i contemporanei, quello che con più fervore cerca di trasmutare gli insegnamenti zen della sua parte di mondo su un piano reale (pur senza rinunciare a delle metafisiche astrazioni illogiche) senza tuttavia forzare l’adeguamento del suo stile (sempre puro, asciutto e definitivo) ad alcun canone pre-impostato.
Film nei quali viene rinnovata l’assoluta predominanza dello sguardo, dove lo spettatore è chiamato come parte in causa e niente viene posto in suo sostegno: quasi totalmente privi di dialogo (ma, ennesima magia, è una caratteristica che non viene mai a pesare, anzi, quasi le si vorrebbe mute queste pellicole) e di supporto “morale”.
Questi tre film rappresentano lo zenith della sua produzione, finora: e se Primavera, estate, autunno, inverno è il più affascinante e poetico (una gioia per gli occhi ma anche un’amara riflessione buddista) e Ferro 3 il più simbolico e significativo (ricchissimo di sottotesti e significati reconditi), è ne La samaritana (il più intenso e devastante) che forse Kim raggiunge la massima compiutezza della sua espressione.
Forse non un genio come il suo connazionale Park (almeno non nel senso convenzionale del termine), ma un Autore solido ed importante (e per certi versi più “alto”), destinato a proiettare la sua luce guida nel panorama cinematografico contemporaneo.
Ho gia pubblicato:
Chan-wook Park: 3 film [ORIENTE #1]
E il prossimo sarà:
Takeshi Kitano: 3 film [ORIENTE #3]
Poi, come se non bastasse, si legge nelle note di presentazione di Ferro 3 – La casa vuota che il film è stato girato in un paio di settimane e montato in 10 giorni (da Kim stesso)… avrà avuto anche un costo irrisorio, a vederlo…
Eppure!
Quale meraviglia, quale incanto, quale mistico volo poetico!
Si affannano, negli Usa, a coniugare esigenze produttive con un minimo di professionalità autoriale, spendendo milioni di dollari per vendere un prodotto, per far luccicare ancora la Mecca.
Kim usa pochi soldi, poca troupe, pochissimi giorni: l’arte dell’arrangiarsi, direbbe qualcuno; sapienza nel trasformare in opera d’arte alta e densa di significato una scarsità di mezzi quasi imbarazzante, dico io.
Stessa linea guida seguita per Primavera, estate… una location e tre personaggi in totale; ma vedetelo, e ditemi se non sembra una sinfonia maiuscola e potente… parabola intensa e appassionata sulla ciclicità delle stagioni come metafora dei mutamenti della vita.
Autore di un Cinema minimalista eppure sorprendente oltre ogni dire, Kim è, tra i contemporanei, quello che con più fervore cerca di trasmutare gli insegnamenti zen della sua parte di mondo su un piano reale (pur senza rinunciare a delle metafisiche astrazioni illogiche) senza tuttavia forzare l’adeguamento del suo stile (sempre puro, asciutto e definitivo) ad alcun canone pre-impostato.
Film nei quali viene rinnovata l’assoluta predominanza dello sguardo, dove lo spettatore è chiamato come parte in causa e niente viene posto in suo sostegno: quasi totalmente privi di dialogo (ma, ennesima magia, è una caratteristica che non viene mai a pesare, anzi, quasi le si vorrebbe mute queste pellicole) e di supporto “morale”.
Questi tre film rappresentano lo zenith della sua produzione, finora: e se Primavera, estate, autunno, inverno è il più affascinante e poetico (una gioia per gli occhi ma anche un’amara riflessione buddista) e Ferro 3 il più simbolico e significativo (ricchissimo di sottotesti e significati reconditi), è ne La samaritana (il più intenso e devastante) che forse Kim raggiunge la massima compiutezza della sua espressione.
Forse non un genio come il suo connazionale Park (almeno non nel senso convenzionale del termine), ma un Autore solido ed importante (e per certi versi più “alto”), destinato a proiettare la sua luce guida nel panorama cinematografico contemporaneo.
Ho gia pubblicato:
Chan-wook Park: 3 film [ORIENTE #1]
E il prossimo sarà:
Takeshi Kitano: 3 film [ORIENTE #3]







