I pray that god will give me courage
To carry on til we meet again
It's hard to know she's gone forever
They're carryin her home on the evening train
AMERICAN RECORDINGS (1994)
UNCHAINED (1996)
AMERICAN III: SOLITARY MAN (2000)
AMERICAN IV: THE MAN COMES AROUND (2002)
AMERICAN V: A HUNDRED HIGHWAYS (2006)

In alcune circostanze mi rendo conto di non essere all’altezza di scrivere un qualcosa che possa essere degno dell’oggetto analizzato; spesso, quando il gioco è assai duro, ci metto molto ad esprimere quello che realmente vorrei… altre volte ancora mi arrendo e basta.
Questo è uno di quei casi.
Con quale presunzione vorrei descrivere la magia nascosta in queste 68 gemme preziose?
Nessuna; anche perché la magia non si spiega… la si subisce e basta.
Quello che posso fare è continuare a guardare le 4 enormi lettere che campeggiano su ciascuna delle copertine della Pentalogia Americana ed annuire.
Ok John, è proprio così.
Non serve altro, nemmeno il titolo dei dischi….nemmeno il tuo nome di battesimo… solo….CASH.
Ti ho conosciuto tardi, quando già non c’eri più; ma in pochi mi hanno trasmesso un messaggio così intenso, già solo leggendo le note di copertina…
Dicevi che niente poteva separarti dalla fede in Dio, dall’amore per June e dalla tua musica… che la meraviglia delle cose che ci circondano è qui per noi, che la volontà scala le montagne… e una miriade di altre cose ancora, tuonate da una voce profonda oltre l’umana comprensione e dettate da uno spirito inquieto e tormentato (sempre alla ricerca di una pacificazione interiore poi finalmente arrivata).
Rick Rubin è l’uomo che ci ha regalato questo monumento alla leggenda-Cash e ancor più alla tradizione musicale popolare americana: tra improbabili cover (sistematicamente trasformate in versioni superiori ai rispettivi originali) e antiche e nuove composizioni dell’uomo in nero; una scommessa stravinta e la consapevolezza di aver apposto il sigillo finale ad una carriera epocale con la produzione di cinque Capolavori immortali.
Qualche asettica nota didascalica per chi fosse all’oscuro di tanta meraviglia:
AMERICAN RECORDINGS (1994)
Il primo dei cinque dischi è anche il più ostico, per certi versi: quello più profondamente legato alle radici e quindi, contestualmente, più scarno negli arrangiamenti.
Tuttavia è indubbiamente uno dei più grandi album country di tutti i tempi (chiaramente nell’accezione rivoluzionaria del termine, quella che introdusse proprio Cash nei ’60).
Pezzi migliori: Delia’s gone, Thirteen, Down there by the train
UNCHAINED (1996)
Il mio favorito è anche, decisamente, il più rock ‘n roll.
Arrangiamenti potenti e voce mai così esplosiva (almeno non in questa “saga”): variegato ed espressivo, allegro (“Country boy”, “I’ve been everywhere”, “Sea of heartbreak”) ma anche lacerante (la title-track è tra le cose più commoventi che io abbia mai ascoltato).
Pezzi migliori: Rusty cage, Unchained, Rowboat
AMERICAN III: SOLITARY MAN (2000)
Se proprio ci deve essere un “meno riuscito”, allora è questo.
Ma sfido qualsiasi amante di buona musica a non esaltarsi per i primi 4 pezzi di apertura, buttati così di seguito. Strepitoso.
Pezzi migliori: Solitary man, One, The mercy seat
AMERICAN IV: THE MAN COMES AROUND (2002)
Il più famoso ed uno dei Capolavori unanimemente riconosciuti.
Perfetto nell’alchimia degli equilibri e nella ricchezza dei contenuti, è assai importante anche per l’elevata qualità delle cover e perché depositario della più bella (anche secondo Cash stesso) delle sue canzoni originali composte in occasione di queste “American Recordings”: la title-track.
Pezzi migliori: The man comes around, Hurt, First time ever I saw your face
AMERICAN V: A HUNDRED HIGHWAYS (2006)
Il congedo, arrivato postumo anche sull’onda del successo del bellissimo film di James Mangold (Walk the line).
In assoluto, il più toccante ed intenso dell’intera saga; quasi inascoltabile per la profondità espressa in tutte le canzoni, segno tangibile del tramonto dell’uomo-Cash.
Nelle note di copertina (le uniche non scritte – ovviamente – da John) Rick Rubin dice:
”Some days his voice was weak and he sounded like he was painting, trying to get enough air. Other days his voice boomed with power and gravity. You can hear the difference on some of these songs. Sometimes he booms and other times he sounds weaker and more vulnerable, but in the end his ability to convey words in a way the listener can truly feel and believe them is amazingly consistent. He was the master storyteller of our time.
My life was made immeasurably better for knowing him.”
Pezzi migliori: Further on up the road, Help me, On the evening train







