Drainage! Drainage, Eli!
Drained dry, you boy!
If you have a milkshake and I have a milkshake and I have a straw and my straw reaches across the room and starts to drink your milkshake…
I drink your milkshake!!!
I DRINK IT UP!!!
Drained dry, you boy!
If you have a milkshake and I have a milkshake and I have a straw and my straw reaches across the room and starts to drink your milkshake…
I drink your milkshake!!!
I DRINK IT UP!!!
24 ore attorno a Daniel Day-Lewis, il più grande attore della Storia del Cinema.
Alle 10 del mattino di ieri (domenica) io e supergina partiamo alla volta della Capitale d’Italia (dalla quale distiamo 80km) per incontrare babylon e dirigerci al tempio.
Che stavolta si chiama Metropolitan, è a Via del Corso, e proietta film in lingua originale con sottotitoli.
There will be blood inizia alle 15.15 e finisce intorno alle 18.00.
Esco annichilito dalla potenza di Daniel e di un film che già mi pare il Quarto potere del nuovo millennio, un’opera che sfiora di mezzo millimetro il Capolavoro assoluto e che consegna ai posteri la più grande interpretazione cinematografica del decennio, e non solo.
Forse la più grande di Day-Lewis, il che vuol dire una delle 10 più grandi di sempre.
Ci congediamo da babylon per tornare al quartier generale, con 50 euro (a testa) in meno nel portafogli: tanto ci è costata la giornata in trasferta.
E’ il prezzo delle passioni baby, il prezzo della vita.
Un panino di corsa e alle 2 inizia la notte degli Oscar.
Siamo agitati, nervosi, dubbiosi anche su quella che è sempre stata una certezza assoluta (mai in 80 anni i bookmakers hanno espresso un tale inequivocabile giudizio: Daniel giocava contro se stesso).
Supergina gira la legna nel camino, attenta a non bruciare tutto il combustibile che ci possa permettere di arrivare fino alle 6 senza ricorrere alle coperte.
Guardiamo con freddo distacco i soliti siparietti, le solite facce, il solito Jack, le solite insopportabili canzoni, i soliti omaggi… e passano 3 ore.
Sono le 5 e un quarto quando Helen Mirren di rosso vestita sale sul palco del Kodak Theathre ed iniziano i 3 minuti più lunghi di queste indimenticabili 24 ore.
Poi accade quello che vedete nel filmato. (o meglio, in questo filmato).
E’ tutto vero, Daniel vince sul serio.
E... ragazzi, non so descrivervi la felicità...
Poi i Coen che ne vincono 3 (sceneggiatura, regia e film) e allora capisco che è davvero una nottata magica.
E allora abbraccio supergina, come se avessimo vinto anche noi qualcosa, e mi vado a mettere due ore contate sotto le coperte.
Il tempo poi di tornare in ufficio ed approfittare di qualsiasi spazio libero per rivedermi quei 10 incredibili minuti, quel fottutissimo climax finale del Petroliere, proprio quella roba lì, che non so davvero dove Daniel sia riuscito a tirare fuori dal cilindro.
Assieme alle 2 ore e mezza che lo hanno preceduto, ovviamente.
Dove se possibile, è stato ancora più bravo; roba da pazzi, lo so.
Il Re è tornato, lunga vita al Re.
Alle 10 del mattino di ieri (domenica) io e supergina partiamo alla volta della Capitale d’Italia (dalla quale distiamo 80km) per incontrare babylon e dirigerci al tempio.
Che stavolta si chiama Metropolitan, è a Via del Corso, e proietta film in lingua originale con sottotitoli.
There will be blood inizia alle 15.15 e finisce intorno alle 18.00.
Esco annichilito dalla potenza di Daniel e di un film che già mi pare il Quarto potere del nuovo millennio, un’opera che sfiora di mezzo millimetro il Capolavoro assoluto e che consegna ai posteri la più grande interpretazione cinematografica del decennio, e non solo.
Forse la più grande di Day-Lewis, il che vuol dire una delle 10 più grandi di sempre.
Ci congediamo da babylon per tornare al quartier generale, con 50 euro (a testa) in meno nel portafogli: tanto ci è costata la giornata in trasferta.
E’ il prezzo delle passioni baby, il prezzo della vita.
Un panino di corsa e alle 2 inizia la notte degli Oscar.
Siamo agitati, nervosi, dubbiosi anche su quella che è sempre stata una certezza assoluta (mai in 80 anni i bookmakers hanno espresso un tale inequivocabile giudizio: Daniel giocava contro se stesso).
Supergina gira la legna nel camino, attenta a non bruciare tutto il combustibile che ci possa permettere di arrivare fino alle 6 senza ricorrere alle coperte.
Guardiamo con freddo distacco i soliti siparietti, le solite facce, il solito Jack, le solite insopportabili canzoni, i soliti omaggi… e passano 3 ore.
Sono le 5 e un quarto quando Helen Mirren di rosso vestita sale sul palco del Kodak Theathre ed iniziano i 3 minuti più lunghi di queste indimenticabili 24 ore.
Poi accade quello che vedete nel filmato. (o meglio, in questo filmato).
E’ tutto vero, Daniel vince sul serio.
E... ragazzi, non so descrivervi la felicità...
Poi i Coen che ne vincono 3 (sceneggiatura, regia e film) e allora capisco che è davvero una nottata magica.
E allora abbraccio supergina, come se avessimo vinto anche noi qualcosa, e mi vado a mettere due ore contate sotto le coperte.
Il tempo poi di tornare in ufficio ed approfittare di qualsiasi spazio libero per rivedermi quei 10 incredibili minuti, quel fottutissimo climax finale del Petroliere, proprio quella roba lì, che non so davvero dove Daniel sia riuscito a tirare fuori dal cilindro.
Assieme alle 2 ore e mezza che lo hanno preceduto, ovviamente.
Dove se possibile, è stato ancora più bravo; roba da pazzi, lo so.
Il Re è tornato, lunga vita al Re.







