Terza parte di questo post-revival sul metallo che mi ha cresciuto.
Approfitto di questa introduzione per citare tre gruppi che seguivo con sufficiente passione ma dei quali nessun lavoro mi è rimasto nel cuore.
FATES WARNING: Band chiave del movimento prog-metal (antesignani dei Dream Theater, e per certi versi dunque ancor più seminali nel genere); il loro Capolavoro è A pleasant shade of gray, album costituito da una sola lunghissima canzone divisa in 12 movimenti.
Affascinante e molto atmosferico (ma non poco cervellotico) fornisce lo spunto sonoro per svariati gruppi a venire, Tool in primis.
TESTAMENT: Grezzissimo ed imbarazzante (col senno di poi) ensemble della bay area, è stato uno dei rappresentanti del thrash statunitense. Tutti dischi assolutamente prescindibili ma faceva molto “simpatia” il gigante Chuck Billy ed i loro perenni sforzi di avvicinarsi almeno un pochino alla gloria – mai raggiunta – dei compaesani di Frisco (Metallica, Slayer, Megadeth).
Proprio volendo sforzarsi, è The new order il loro picco (ovviamente io avevo tutti i loro dischi…)
EXTREMA: Senza dubbio alcuno, la miglior metal-band italiana di sempre.
Notevole l’esordio Tension at the seams, il cui valore non sono mai riusciti a replicare in futuro.
Li vidi dal vivo al Circolo degli Artisti (Roma) nel tour di supporto del secondo (pessimo) disco: The positive pressure of injustice (1995).
Poi è stata una continua caduta verso il fondo.
Ed adesso, torniamo a noi!
Eravamo arrivati al 1990, stagione d’oro per borchie e chiodo…
SLAYER
SEASONS IN THE ABYSS
(1990)
Dopo gli Iron Maiden (e i Black Sabbath, se vogliamo includere anche i padri), gli Slayer sono stati la mia band metal preferita di sempre.
Non farò menzione delle presunte simpatie naziste dell’indemoniato combo californiano perché non rappresentarono altro che un bluff e una stereotipata errata (e superficiale) interpretazione di chi davvero non ha mai compreso fino in fondo il fenomeno Slayer.
Li adoravo perché nessuno è mai stato in grado di essere così estremo (nemmeno in tempi più recenti): i brutali assalti di King & Hannemann e la folle e incontrollabile ira di Tom Araya rappresentano il vertice espressivo e contenutistico di tutta la rabbia dell’heavy-metal.
Ed essendo la rabbia la caratteristica pregnante di questo genere, si può dedurre che furono proprio gli Slayer a condensare il senso e la dinamica sonora di tutto il movimento nella sua più ancestrale definizione.
Reign in blood rappresenta, nel 1986 (anno di grazia per il metallo negli Stati Uniti: è difatti dell’86 anche l’altro grande Capolavoro americano – Master of puppets dei compaesani Metallica) un attacco apocalittico di una devastazione sonora mai udita prima (né dopo): per chi scrive, il disco più violento ed estremo della Storia (musicalmente parlando).
La mia scelta cade però su Seasons in the abyss, ultimo lavoro con Dave Lombardo (il miglior batterista metal di sempre) prima del congedo dal resto del band (durato fino a pochi anni fa): un altro Capolavoro targato Rick Rubin (particolare non trascurabile: è lui il deus-ex-machina del suono della band) destinato, come sempre, a fare proseliti.
PANTERA
COWBOYS FROM HELL
(1990)
La parabola del combo texano guidato dai fratelli Abbott e da Phil Anselmo ha trovato il suo massimo fulgore proprio nei ’90… e soprattutto Diamond Darrell (assassinato circa un paio d’anni fa) fu l’artefice di un determinato modo di approcciarsi alla chitarra ritmica che ancora oggi fa scuola.
Pur non esaltandomi spudoratamente per questa tipologia di sound rimasi abbastanza colpito da questo Cowboys from hell e dai successivi Vulgar display of power e Far beyond driven, che rappresentano un trittico di tutto rispetto e di assoluto riferimento per la musica dura americana del decennio in questione.
Peccato per il declino, avvenuto davvero nel peggiore dei modi possibile.
DREAM THEATER
IMAGES AND WORDS
(1992)
Sui Dream Theater se ne potrebbe parlare (bene o male) davvero per una settimana intera.
Riassumo in brevi punti il mio rapporto con la band di Petrucci & Portnoy:
- A metà anni ’90 fu così importante il progressive per me e i miei “blood brothers” che la seconda fase musicale del progetto exitnoise (…eeehh……) fu caratterizzata in maniera decisamente spinta da questo linguaggio…. Al punto che il nostro secondo cd mostra in molti punti decisi omaggi a Rush e Dream Theater;
- Ho visto i DT dal vivo e da lì è cominciato il mio distacco da loro;
- Ho tutti i loro dischi fino al ’98, ma oggi me ne dissocio con forza;
- Images and words non poteva non essere incluso in questa lista.
RAGE AGAINST THE MACHINE
RAGE AGAINST THE MACHINE
(1992)
Quando si parla di musica dura, è come se si discutesse all’interno di una setta massonica.
Dischi misconosciuti ai più e considerate quasi sempre opere “minori”…
Ma in qualche caso (nel migliore dei casi) ci sono stati lavori fondamentali all’interno del genere che hanno alla fine comunque avuto anche l’onore della ribalta pubblica.
Cosa ancora più rara è trovare dei Capolavori riconosciuti tali anche dal resto della critica mondiale: dischi destinati davvero a rimanere e per i quali non sono mai bastate pubbliche parole di elogio.
E’ il caso, ad esempio, dell’infiammato esordio senza compromessi dei Rage against the machine.
Sentitelo oggi: sembra uscito due giorni fa… con la sola differenza che nessuno oggi avrebbe l’ardire di scrivere questa cose senza peli sulla lingua.
Un lavoro monumentale, seminale (per usare un eufemismo) e durissimo.
Una pietra miliare per il rock ‘n roll dell’ultimo ventennio.
SEPULTURA
CHAOS A.D.
(1993)
Chiude questo quintetto un altro gruppo di quelli che “hanno cambiato il corso delle cose”.
Per inquadrarli correttamente però è necessario fermarsi al 1996: da lì in poi contrasti e feroci scontri interni hanno portato ad una situazione paradossale, al punto che allo stato attuale delle cose nessuno dei due fratelli Cavalera - i brasiliani fondatori dell'ensemble - fa più parte della band.
Fino ad allora però, Beneath the remains e Arise (partendo dalla lezione Slayer) ridefinirono, attualizzandolo, il sound del metal estremo…. e soprattutto i successivi Chaos A.D. e Roots (intercambiabili) diedero luogo ad un percorso fortemente innovativo (fusione di elementi tribali e di musica indigena con chitarre granitiche e percussioni di varia forgia) che rappresenta forse, a tutt’oggi, l’ultimo possibile tentativo di fuga espressiva (dopo i vari esperimenti di crossover ed estremizzazione) da parte di un genere destinato per forza di cose a sopravvivere all’interno di un recinto.
Approfitto di questa introduzione per citare tre gruppi che seguivo con sufficiente passione ma dei quali nessun lavoro mi è rimasto nel cuore.
FATES WARNING: Band chiave del movimento prog-metal (antesignani dei Dream Theater, e per certi versi dunque ancor più seminali nel genere); il loro Capolavoro è A pleasant shade of gray, album costituito da una sola lunghissima canzone divisa in 12 movimenti.
Affascinante e molto atmosferico (ma non poco cervellotico) fornisce lo spunto sonoro per svariati gruppi a venire, Tool in primis.
TESTAMENT: Grezzissimo ed imbarazzante (col senno di poi) ensemble della bay area, è stato uno dei rappresentanti del thrash statunitense. Tutti dischi assolutamente prescindibili ma faceva molto “simpatia” il gigante Chuck Billy ed i loro perenni sforzi di avvicinarsi almeno un pochino alla gloria – mai raggiunta – dei compaesani di Frisco (Metallica, Slayer, Megadeth).
Proprio volendo sforzarsi, è The new order il loro picco (ovviamente io avevo tutti i loro dischi…)
EXTREMA: Senza dubbio alcuno, la miglior metal-band italiana di sempre.
Notevole l’esordio Tension at the seams, il cui valore non sono mai riusciti a replicare in futuro.
Li vidi dal vivo al Circolo degli Artisti (Roma) nel tour di supporto del secondo (pessimo) disco: The positive pressure of injustice (1995).
Poi è stata una continua caduta verso il fondo.
Ed adesso, torniamo a noi!
Eravamo arrivati al 1990, stagione d’oro per borchie e chiodo…
SLAYER SEASONS IN THE ABYSS
(1990)
Dopo gli Iron Maiden (e i Black Sabbath, se vogliamo includere anche i padri), gli Slayer sono stati la mia band metal preferita di sempre.
Non farò menzione delle presunte simpatie naziste dell’indemoniato combo californiano perché non rappresentarono altro che un bluff e una stereotipata errata (e superficiale) interpretazione di chi davvero non ha mai compreso fino in fondo il fenomeno Slayer.
Li adoravo perché nessuno è mai stato in grado di essere così estremo (nemmeno in tempi più recenti): i brutali assalti di King & Hannemann e la folle e incontrollabile ira di Tom Araya rappresentano il vertice espressivo e contenutistico di tutta la rabbia dell’heavy-metal.
Ed essendo la rabbia la caratteristica pregnante di questo genere, si può dedurre che furono proprio gli Slayer a condensare il senso e la dinamica sonora di tutto il movimento nella sua più ancestrale definizione.
Reign in blood rappresenta, nel 1986 (anno di grazia per il metallo negli Stati Uniti: è difatti dell’86 anche l’altro grande Capolavoro americano – Master of puppets dei compaesani Metallica) un attacco apocalittico di una devastazione sonora mai udita prima (né dopo): per chi scrive, il disco più violento ed estremo della Storia (musicalmente parlando).
La mia scelta cade però su Seasons in the abyss, ultimo lavoro con Dave Lombardo (il miglior batterista metal di sempre) prima del congedo dal resto del band (durato fino a pochi anni fa): un altro Capolavoro targato Rick Rubin (particolare non trascurabile: è lui il deus-ex-machina del suono della band) destinato, come sempre, a fare proseliti.
PANTERA COWBOYS FROM HELL
(1990)
La parabola del combo texano guidato dai fratelli Abbott e da Phil Anselmo ha trovato il suo massimo fulgore proprio nei ’90… e soprattutto Diamond Darrell (assassinato circa un paio d’anni fa) fu l’artefice di un determinato modo di approcciarsi alla chitarra ritmica che ancora oggi fa scuola.
Pur non esaltandomi spudoratamente per questa tipologia di sound rimasi abbastanza colpito da questo Cowboys from hell e dai successivi Vulgar display of power e Far beyond driven, che rappresentano un trittico di tutto rispetto e di assoluto riferimento per la musica dura americana del decennio in questione.
Peccato per il declino, avvenuto davvero nel peggiore dei modi possibile.
DREAM THEATER IMAGES AND WORDS
(1992)
Sui Dream Theater se ne potrebbe parlare (bene o male) davvero per una settimana intera.
Riassumo in brevi punti il mio rapporto con la band di Petrucci & Portnoy:
- A metà anni ’90 fu così importante il progressive per me e i miei “blood brothers” che la seconda fase musicale del progetto exitnoise (…eeehh……) fu caratterizzata in maniera decisamente spinta da questo linguaggio…. Al punto che il nostro secondo cd mostra in molti punti decisi omaggi a Rush e Dream Theater;
- Ho visto i DT dal vivo e da lì è cominciato il mio distacco da loro;
- Ho tutti i loro dischi fino al ’98, ma oggi me ne dissocio con forza;
- Images and words non poteva non essere incluso in questa lista.
RAGE AGAINST THE MACHINE RAGE AGAINST THE MACHINE
(1992)
Quando si parla di musica dura, è come se si discutesse all’interno di una setta massonica.
Dischi misconosciuti ai più e considerate quasi sempre opere “minori”…
Ma in qualche caso (nel migliore dei casi) ci sono stati lavori fondamentali all’interno del genere che hanno alla fine comunque avuto anche l’onore della ribalta pubblica.
Cosa ancora più rara è trovare dei Capolavori riconosciuti tali anche dal resto della critica mondiale: dischi destinati davvero a rimanere e per i quali non sono mai bastate pubbliche parole di elogio.
E’ il caso, ad esempio, dell’infiammato esordio senza compromessi dei Rage against the machine.
Sentitelo oggi: sembra uscito due giorni fa… con la sola differenza che nessuno oggi avrebbe l’ardire di scrivere questa cose senza peli sulla lingua.
Un lavoro monumentale, seminale (per usare un eufemismo) e durissimo.
Una pietra miliare per il rock ‘n roll dell’ultimo ventennio.
SEPULTURA CHAOS A.D.
(1993)
Chiude questo quintetto un altro gruppo di quelli che “hanno cambiato il corso delle cose”.
Per inquadrarli correttamente però è necessario fermarsi al 1996: da lì in poi contrasti e feroci scontri interni hanno portato ad una situazione paradossale, al punto che allo stato attuale delle cose nessuno dei due fratelli Cavalera - i brasiliani fondatori dell'ensemble - fa più parte della band.
Fino ad allora però, Beneath the remains e Arise (partendo dalla lezione Slayer) ridefinirono, attualizzandolo, il sound del metal estremo…. e soprattutto i successivi Chaos A.D. e Roots (intercambiabili) diedero luogo ad un percorso fortemente innovativo (fusione di elementi tribali e di musica indigena con chitarre granitiche e percussioni di varia forgia) che rappresenta forse, a tutt’oggi, l’ultimo possibile tentativo di fuga espressiva (dopo i vari esperimenti di crossover ed estremizzazione) da parte di un genere destinato per forza di cose a sopravvivere all’interno di un recinto.







