Si chiude con questi ultimi 5 dischi questo salto nella memoria, giù indietro nel tempo per raccontarvi quello che sono stato dal ’91 fino a 10 anni fa.
Ricordo che l’ordine è meramente cronologico, e per approfondire l’idea a monte di questo revival è sufficiente cliccare qui, qui e qui.
La fine del viaggio è affidata a 5 lavori decisamente distanti tra loro ma accomunati da un livello qualitativo elevatissimo…
Ready? Go!
QUEENSRYCHE
PROMISED LAND
(1994)
I Queensryche di Geoff Tate sono stati la band più intelligente e sottovalutata di tutto l’universo metallaro.
Un po’ se la sono cercata, visto come andavano conciati a metà anni ’80 (ma dimenticate le foto di copertina e ascoltatevi Rage for order: erano davvero avanti con i tempi!) e la definitiva via per l’emancipazione è giunta solo dopo il masterpiece per il quale sono largamente noti, ovvero quel meraviglioso concept (profondamente politico) che è Operation: Mindcrime.
E’ il successone di Empire (1990) che li traghetta nell’olimpo dei nomi che contano (3 milioni di dischi venduti solo negli States); trainati dal singolone Silent Lucidity i ‘ryche trovano finalmente quel consenso popolare che meritano.
E quindi, come nella migliore tradizione delle grandi band che proprio nel momento di maggior gloria tentano l’atto di coraggio, ecco che rinunciano alla possibilità di ammucchiare dollari sfornando un “Empire pt.2”, scegliendo invece la difficilissima strada (soprattutto per una band heavy-metal) dell’introspezione e della ricerca.
Ne esce Promised Land.
Ovvero uno dei rarissimi dischi heavy-metal (l'unico?) che può avere una degnissima collocazione anche al di fuori del suo giardino: uno straordinario viaggio che tocca vette davvero mai ascoltate prima nel genere (tra tutte la mastodontica title-track).
Un Capolavoro del rock ‘n roll tout-court che mi accompagnò per tutto il mio periodo di leva (indimenticabili gli infiniti ascolti al walkman mentre ero a Foligno a battere la stecca…).
KYUSS
WELCOME TO SKY VALLEY
(1994)
Dei Kyuss parlai abbondantemente qui, quindi mi sembra superfluo ripetermi: i Black Sabbath, oggi.
E non solo.
Sky Valley è l’apice di una carriera impeccabile e seminale: la più grande band heavy degli anni ’90.
Il deserto.
BRUCE DICKINSON
ACCIDENT OF BIRTH
(1997)
Mi sembrava doveroso riservare un posticino al vocalist-simbolo di tutto il baraccone, colui che ha dato una spinta decisiva al genere rendendo di fatto “grandi” gli Iron Maiden.
E’ proprio da The number of the beast che infatti è cambiato tutto, e non può essere casuale il fatto che egli esordì al fianco del deus-ex-machina Steve Harris proprio in quell’occasione.
Ma Bruce non è solo l’ugola che ha cambiato (nel bene e nel male) il volto a tutta una frangia del metal (stia alla larga chi odia l’epica), ma artista di eccellente sensibilità che per un decennio ha avuto il coraggio di scommettere su se stesso andando via da “casa-Harris” e tentando l’avventura solista.
6 dischi tra i quali spicca senza dubbio questo Accident of birth: rigore vecchio stampo e ispirazione alle stelle per un lavoro notevolissimo che spazza via con agilità (e da solo) l’intera discografia dei Maiden degli ultimi 15 anni.
E’ forse l’ultimo grande disco di classic metal della storia.
SYSTEM OF A DOWN
TOXICITY
(2001)
Nel 1998 dunque abbandonai definitivamente i lidi del metallo.
Ma 7 anni vissuti intensamente non si dimenticano e soprattutto ti lasciano nel sangue una certa consapevolezza (difficile a spiegarsi) e un particolare intuito per i suoni duri.
E non ebbi così alcuna esitazione nel riconoscere a primo ascolto una pietra miliare in questo Toxicity.
Uscito a ridosso del crollo delle Twin Towers rappresenta la frontiera estrema della contaminazione “metallara”: 14 tracce assolutamente folli, in caduta libera senza paracadute.
Ma cazzo se funzionano!
In questi 10 anni di militanza nel rock ‘n roll "adulto" solo due dischi hard mi hanno letteralmente sconquassato, e questo è uno dei due (l’altro chiude questa serie di post e lo trovate tra qualche riga): pezzi al fulmicotone capaci di cambiare registro 5-6 volte per prendere le più inaspettate ed impensabili direzioni.
Divertentissimo, intelligente, spiazzante, potente, ironico: uno dei Capolavori del decennio.
QUEENS OF THE STONE AGE
SONGS FOR THE DEAF
(2002)
Gran finale: Songs for the deaf, signore e signori.
Ovvero il mio disco hard&heavy preferito di sempre; ovvero la storia di una scommessa; ovvero le migliaia di ascolti; ovvero tutto quello che ho scritto qui e che meglio non riuscirei a fare.
Stop.
Ricordo che l’ordine è meramente cronologico, e per approfondire l’idea a monte di questo revival è sufficiente cliccare qui, qui e qui.
La fine del viaggio è affidata a 5 lavori decisamente distanti tra loro ma accomunati da un livello qualitativo elevatissimo…
Ready? Go!
QUEENSRYCHE PROMISED LAND
(1994)
I Queensryche di Geoff Tate sono stati la band più intelligente e sottovalutata di tutto l’universo metallaro.
Un po’ se la sono cercata, visto come andavano conciati a metà anni ’80 (ma dimenticate le foto di copertina e ascoltatevi Rage for order: erano davvero avanti con i tempi!) e la definitiva via per l’emancipazione è giunta solo dopo il masterpiece per il quale sono largamente noti, ovvero quel meraviglioso concept (profondamente politico) che è Operation: Mindcrime.
E’ il successone di Empire (1990) che li traghetta nell’olimpo dei nomi che contano (3 milioni di dischi venduti solo negli States); trainati dal singolone Silent Lucidity i ‘ryche trovano finalmente quel consenso popolare che meritano.
E quindi, come nella migliore tradizione delle grandi band che proprio nel momento di maggior gloria tentano l’atto di coraggio, ecco che rinunciano alla possibilità di ammucchiare dollari sfornando un “Empire pt.2”, scegliendo invece la difficilissima strada (soprattutto per una band heavy-metal) dell’introspezione e della ricerca.
Ne esce Promised Land.
Ovvero uno dei rarissimi dischi heavy-metal (l'unico?) che può avere una degnissima collocazione anche al di fuori del suo giardino: uno straordinario viaggio che tocca vette davvero mai ascoltate prima nel genere (tra tutte la mastodontica title-track).
Un Capolavoro del rock ‘n roll tout-court che mi accompagnò per tutto il mio periodo di leva (indimenticabili gli infiniti ascolti al walkman mentre ero a Foligno a battere la stecca…).
KYUSS WELCOME TO SKY VALLEY
Dei Kyuss parlai abbondantemente qui, quindi mi sembra superfluo ripetermi: i Black Sabbath, oggi.
E non solo.
Sky Valley è l’apice di una carriera impeccabile e seminale: la più grande band heavy degli anni ’90.
Il deserto.
BRUCE DICKINSON ACCIDENT OF BIRTH
(1997)
Mi sembrava doveroso riservare un posticino al vocalist-simbolo di tutto il baraccone, colui che ha dato una spinta decisiva al genere rendendo di fatto “grandi” gli Iron Maiden.
E’ proprio da The number of the beast che infatti è cambiato tutto, e non può essere casuale il fatto che egli esordì al fianco del deus-ex-machina Steve Harris proprio in quell’occasione.
Ma Bruce non è solo l’ugola che ha cambiato (nel bene e nel male) il volto a tutta una frangia del metal (stia alla larga chi odia l’epica), ma artista di eccellente sensibilità che per un decennio ha avuto il coraggio di scommettere su se stesso andando via da “casa-Harris” e tentando l’avventura solista.
6 dischi tra i quali spicca senza dubbio questo Accident of birth: rigore vecchio stampo e ispirazione alle stelle per un lavoro notevolissimo che spazza via con agilità (e da solo) l’intera discografia dei Maiden degli ultimi 15 anni.
E’ forse l’ultimo grande disco di classic metal della storia.
SYSTEM OF A DOWN TOXICITY
(2001)
Nel 1998 dunque abbandonai definitivamente i lidi del metallo.
Ma 7 anni vissuti intensamente non si dimenticano e soprattutto ti lasciano nel sangue una certa consapevolezza (difficile a spiegarsi) e un particolare intuito per i suoni duri.
E non ebbi così alcuna esitazione nel riconoscere a primo ascolto una pietra miliare in questo Toxicity.
Uscito a ridosso del crollo delle Twin Towers rappresenta la frontiera estrema della contaminazione “metallara”: 14 tracce assolutamente folli, in caduta libera senza paracadute.
Ma cazzo se funzionano!
In questi 10 anni di militanza nel rock ‘n roll "adulto" solo due dischi hard mi hanno letteralmente sconquassato, e questo è uno dei due (l’altro chiude questa serie di post e lo trovate tra qualche riga): pezzi al fulmicotone capaci di cambiare registro 5-6 volte per prendere le più inaspettate ed impensabili direzioni.
Divertentissimo, intelligente, spiazzante, potente, ironico: uno dei Capolavori del decennio.
QUEENS OF THE STONE AGE SONGS FOR THE DEAF
(2002)
Gran finale: Songs for the deaf, signore e signori.
Ovvero il mio disco hard&heavy preferito di sempre; ovvero la storia di una scommessa; ovvero le migliaia di ascolti; ovvero tutto quello che ho scritto qui e che meglio non riuscirei a fare.
Stop.







