Che effetto fa riascoltare oggi Vitalogy?
Oggi che il tempo è passato e la giovinezza ribelle e sfrontata ha preso le forme di una pseudo-ordinata vita canonizzata?
Dirompente, annichilente, abbacinante.
Sono arrivato tardi ai Pearl Jam, troppo tardi.
Erano troppo “leggeri” per i miei infuocati ed arrabbiati 20 anni… così come tutto il resto del movimento di Seattle.
Ma si sa, non c’è briglia per i cuori indomiti, e questo è il principale motivo per il quale Vitalogy è, per me, adesso.
E’ qui; a spronarmi, incitarmi, scuotermi.
E’ qui a commuovermi con le sue tre catartiche ballate (Immortality su tutte, ma anche Nothingman e Better man)… è qui a scrollarmi le spalle con le violentissime 6 corde di Spin the black circle e Satan’s bed… è qui a farmi alzare la testa nei giorni obliqui con le ondate soniche di Corduroy, Last exit e Tremor Christ.
Il Capolavoro massimo della band di Eddie Vedder è un inno a quello che eravamo e a quello che siamo destinati ad essere per sempre, è un manifesto di coerenza artistica, formale ed espressiva, è una lezione di vita, un calcio nelle palle, un abbraccio lungo un giorno.
Vitalogy è ancora oggi uno dei motivi per sbattere i pugni, indignarsi, urlare; ma anche per continuare a credere che forse ce la possiamo fare.
Spin the black circle.
Oggi che il tempo è passato e la giovinezza ribelle e sfrontata ha preso le forme di una pseudo-ordinata vita canonizzata?
Dirompente, annichilente, abbacinante.
Sono arrivato tardi ai Pearl Jam, troppo tardi.
Erano troppo “leggeri” per i miei infuocati ed arrabbiati 20 anni… così come tutto il resto del movimento di Seattle.
Ma si sa, non c’è briglia per i cuori indomiti, e questo è il principale motivo per il quale Vitalogy è, per me, adesso.
E’ qui; a spronarmi, incitarmi, scuotermi.
E’ qui a commuovermi con le sue tre catartiche ballate (Immortality su tutte, ma anche Nothingman e Better man)… è qui a scrollarmi le spalle con le violentissime 6 corde di Spin the black circle e Satan’s bed… è qui a farmi alzare la testa nei giorni obliqui con le ondate soniche di Corduroy, Last exit e Tremor Christ.
Il Capolavoro massimo della band di Eddie Vedder è un inno a quello che eravamo e a quello che siamo destinati ad essere per sempre, è un manifesto di coerenza artistica, formale ed espressiva, è una lezione di vita, un calcio nelle palle, un abbraccio lungo un giorno.
Vitalogy è ancora oggi uno dei motivi per sbattere i pugni, indignarsi, urlare; ma anche per continuare a credere che forse ce la possiamo fare.
Spin the black circle.

Vitalogy (Pearl Jam, 1994)







