Non è un mistero che le più rosee speranze del Cinema italiano che verrà poggiano (già adesso) quasi interamente sulle spalle di Matteo Garrone (e di Paolo Sorrentino).
La “colpa” è sua: non potrebbe essere altrimenti dopo che (eccezion fatta per i primissimi tre misconosciuti lungometraggi) è riuscito nell’intento di realizzare tre opere destinate alle Accademie marchiando a fuoco inesorabilmente questo incerto inizio di millennio.
Autore che per complessità armonica di vedute e definito linguaggio filmico può inquadrarsi fin da ora in una chiara figura artistica ben riconoscibile, Garrone riflette su un Cinema del “senso dietro il vuoto”.
Il senso è quello dell’immarcescibile e patetico amore di Peppino Profeta, o quello – ancor più cupo e asfittico – di Vittorio per Sonia (“solo scavando e togliendo tutto il superfluo resta quello che effettivamente conta”).
Il senso è anche quello dell’estremizzazione del degrado di una “civiltà perduta”, dove non viene insegnato ai bambini il valore della vita e un kalashnikov è un buon motivo per morire.
Un Cinema senza speranze e senza appelli, i cui riflessi annegano nel nero sfuocato di un controcampo o nell’irreale prospettiva di un grandangolo (Garrone non è solo un bravissimo narratore ma anche un eccezionale “tecnico”: la direzione della fotografia prende vita e si fa parte integrante del racconto, con una messa in scena che non è mai semplice esternazione di dote ma concreto apporto al flusso dei fotogrammi. Gli esempi più emblematici sono proprio i continui contrappunti dei primi piani di Gomorra e lo straniante senso di disorientamento della mdp in L’imbalsamatore, nonché le fosche ed opprimenti tinte dello straziante Primo amore).
Rappresenterà l’Italia nella corsa agli Oscar nel 2009 con quel Capolavoro senza confini che è Gomorra (il neorealismo dei padri in una cornice postmoderna: interpreti della strada, sottotitoli per il dialetto, macchina a spalla)… e per una volta almeno saremo tutti fieri di un rappresentante del nostro sempre più triste tricolore.
Un eroe per il Cinema che verrà (e per il Cinema che già è).
L'imbalsamatore (2002)
Primo amore (2003)
Gomorra (2008)
La “colpa” è sua: non potrebbe essere altrimenti dopo che (eccezion fatta per i primissimi tre misconosciuti lungometraggi) è riuscito nell’intento di realizzare tre opere destinate alle Accademie marchiando a fuoco inesorabilmente questo incerto inizio di millennio.
Autore che per complessità armonica di vedute e definito linguaggio filmico può inquadrarsi fin da ora in una chiara figura artistica ben riconoscibile, Garrone riflette su un Cinema del “senso dietro il vuoto”.
Il senso è quello dell’immarcescibile e patetico amore di Peppino Profeta, o quello – ancor più cupo e asfittico – di Vittorio per Sonia (“solo scavando e togliendo tutto il superfluo resta quello che effettivamente conta”).
Il senso è anche quello dell’estremizzazione del degrado di una “civiltà perduta”, dove non viene insegnato ai bambini il valore della vita e un kalashnikov è un buon motivo per morire.
Un Cinema senza speranze e senza appelli, i cui riflessi annegano nel nero sfuocato di un controcampo o nell’irreale prospettiva di un grandangolo (Garrone non è solo un bravissimo narratore ma anche un eccezionale “tecnico”: la direzione della fotografia prende vita e si fa parte integrante del racconto, con una messa in scena che non è mai semplice esternazione di dote ma concreto apporto al flusso dei fotogrammi. Gli esempi più emblematici sono proprio i continui contrappunti dei primi piani di Gomorra e lo straniante senso di disorientamento della mdp in L’imbalsamatore, nonché le fosche ed opprimenti tinte dello straziante Primo amore).
Rappresenterà l’Italia nella corsa agli Oscar nel 2009 con quel Capolavoro senza confini che è Gomorra (il neorealismo dei padri in una cornice postmoderna: interpreti della strada, sottotitoli per il dialetto, macchina a spalla)… e per una volta almeno saremo tutti fieri di un rappresentante del nostro sempre più triste tricolore.
Un eroe per il Cinema che verrà (e per il Cinema che già è).
L'imbalsamatore (2002)Primo amore (2003)
Gomorra (2008)







