martedì, 31 marzo 2009
Leggere in continuazione dell’inarrestabile crisi del mercato discografico americano (un esempio per tutti: negli Stati Uniti questo primo trimestre dell’anno si è chiuso con una flessione del 16% rispetto alle vendite dei primi tre mesi del 2008: numero impressionante se rapportato alla vastità del Paese), tenendo ben presente che l’inizio della fine ha avuto il via già molto tempo prima della recessione che sta serrando in una morsa letale l’intero sistema finanziario mondiale, è stato motivo per tornare con la memoria a quando i dischi rappresentavano davvero una delle chiavi di volta di un intero mondo (culturale, sociale, economico).
Un’era (che le giovanissime generazioni non hanno mai conosciuto e mai conosceranno, purtroppo) nella quale davvero una canzone poteva “cambiare il mondo”, o almeno ergersi a simbolo di un determinato movimento, o rappresentare la migliore delle strade per interpretare il senso di uno specifico momento storico.

Prima di internet, prima della spietata globalizzazione, prima della mercificazione delle idee, prima dei “peeping tom” sulle vite violate, prima del caos, prima dei revisionismi, prima dell’abbattimento di ogni confine, prima di tutto questo… c’era il sacro rito del vinile (e del cd).
E tutto quello che dei patetici nostalgici come me ricordano come il motore immobile di ogni minuto della giornata, che scorreva sui solchi di quelle canzoni.

La prima rivoluzione fu nel 1967, la seconda nel 1977.
La terza, l’ultima, fu nel 1991.

E’ fin troppo facile, col senno di poi, individuare in quella incredibile annata le luci deflagranti dell’ultimo immenso fuoco d’artificio del rock ‘n roll.
Molte cose seguirono dopo (anche se probabilmente l’unica davvero fulminante ed in grado di sedere sullo stesso piano degli antichi Re fu la comparsa del pianeta-Radiohead) ma il 1991 è il definitivo punto di non ritorno.
L’ultima volta nella quale il rock fu più importante di Gesù Cristo (per parafrasare chi sappiamo); l’ultima volta in cui le cose erano così belle e importanti che valeva la pena di vivere solo per esse; l’ultima volta in cui fu possibile “credere”.
L’ultima rivoluzione.
1991.

1991
Nevermind, Nirvana
Ten, Pearl Jam
Out of time, R.E.M.
Blood sugar sex magik, Red Hot Chili Peppers
Blue lines, Massive Attack
Loveless, My Bloody Valentine
Metallica, Metallica
Spiderland, Slint
Screamedelica, Primal Scream
Achtung baby, U2
postato da: countryfeedback alle ore 23:25 | commenti (13)
Commenti
#1    31 Marzo 2009 - 23:31
 
La lista è sostanzialmente scritta in ordine casuale, anche se è abbastanza palese individuare in NEVERMIND il titolo più rappresentativo.
Se tuttavia dovessi fare una scelta personale, questa ricadrebbe senza alcun dubbio sul Capolavoro dei RHCP: per me una spanna sopra tutti gli altri 9.
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#2    01 Aprile 2009 - 01:29
 
Gaglinaccio!!! Quasi tutti album da 9 e qualcuno da 10...eeeeeeeeeeeh l'ultimo rantolo di "vita al massimo".

Saluti Jim Stark.
utente anonimo

#3    01 Aprile 2009 - 10:00
 
Beh ne abbiamo parlato tanto di quel 1991, anno veramente epocale, ultimi rantoli di musica di "cambiamento", album che hanno veramente dato una piccola o grande svolta. Sebbene so che nn ti piacciano, il 1991 è anche l'anno di USE YOUR ILLUSION dei Guns and Roses, un doppio che io annovererei assieme a quelli da te citati.
Willy l'orbo
utente anonimo

#4    01 Aprile 2009 - 23:36
 
beh, davvero un anno decisivo..l'ultimo?
I Nirvana, Nevermind..un pugno allo stomaco, anche se per me fu più illuminante Ten (ma solo per una casualità..) che considero l'album più bello dei PJ (con Jeremy mio pezzo preferito), i REM che toccavano una delle loro vette (una delle tante...) i RED Hot che dissero quello che poi han smesso di dire, e poi vabbè Achtung Baby...il tramonto non era mai stato così luminoso. (vabbè, dai, si fa per dire...)
A proposito, mi è sfuggito, o non ti sei ancora espresso su No line on the horizon?
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#5    02 Aprile 2009 - 00:47
 
Ostia che annata.
O rifalla.
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#6    02 Aprile 2009 - 11:28
 
Jim Stark: Lo sai che c'è, che più di Capolavori veri e propri qui si parla di dischi che hanno proprio cambiato il volto del rock.
La rivoluzione, appunto.
Il ciclone-Seattle (capeggiato da Nirvana e Pearl Jam), il definitivo sdoganamento del crossover (RHCP) - e oggi è tutto crossover, la pietra tombale sull'heavy-metal (Metallica), il saluto degli U2, l'esplosione commerciale dei R.E.M....

Willy l'orbo: Eh, purtroppo sai della mia avversione per i GNR.
Tuttavia sì, c'erano anche loro in quella irripetibile stagione; poi, per autocitarci, "è finito tutto"...

zirilli74: Sì, direi l'ultimo (almeno a certi livelli).
Come scrivevo anche su, è proprio una questione di svolte e punti cardine: tutti gli equilibri del rock n roll sono stati ridisegnati nel '91... e ancora sentiamo in parte l'onda lunga.
Per il resto no, non ti è sfuggito: non ho proprio parlato di NO LINE ON THE HORIZON perchè onestamente credo ci sia ben poco da dire.
Un disco stanco, manieristico, senza idee e per niente incisivo.
5 anni di attesa per una cosa che poteva anche rimanere nel cassetto.

diamonddog: Eheheh... impossibile replicare!
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#7    02 Aprile 2009 - 11:29
 
Il vinile mi manca parecchio... anche se forse è solo una questione sentimentale... è fuori discussione che il cd sia molto più pratico, per mille motivi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ValeriaR30

#8    02 Aprile 2009 - 12:19
 
Ehm.....e di Working on a dream?
Ho letto due cose.
Uno che è fatto di scarti di Magic.
Due che.....vabbè, una recensione di un sito amico che fa accapponare la pelle.
Però preferisco (non avendo sentito niente se non due pezzi) una tua opinione.
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#9    02 Aprile 2009 - 14:46
 
ValeriaR30: Si si, quando parlo di dischi mi riferisco anche ai cd: è proprio il concetto di musica "tangibile" che non esiste più...
Io sono un feticista dell'oggetto-cd...

diamonddog: Grazie per la consueta fiducia diamond.
Allora, senza farti perdere troppo tempo: WORKIN ON A DREAM è a parer mio un disco agghiacciante, il peggiore dell'intera carriera di Springsteen (peggio di HUMAN TOUCH).
Si salvano 3 pezzi, di cui una è una bonus track (la strabiliante THE WRESTLER).
Una cosa davvero abominevole, un insulto ai fan ma anche all'ascoltatore comune; 13 "canzoni" sospese tra il patetismo retorico di stanche rivisitazioni e scandalose armonie sanremesi.
Il tutto annegato in una confusione senza capo nè coda (a un certo punto si susseguono senza soluzione di continuità un pezzo sixties, un rock, un blues, un country...) che svilisce senza rimedio lo spessore di un decennio altrimenti eccellente del Boss.
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#10    02 Aprile 2009 - 16:28
 
Comincio subito con il dire che trovo interessantissima la tua introduzione sui tempi che corrono. E poi che si, il 1991 è stato davvero l'ultimo anno che ha scombinato le carte del pianeta Rock (anche se io, insieme alle altre due annate che hai citato avrei menzionato di sicuro il 1980, a mio avviso epocale quanto il '77). Detto questo, ti lascio la mia personale top 10 di un anno dove la musica del nostro cuore contava più di qualsiasi altra cosa:

1) MY BLOODY VALENTINE Loveless
2) SLINT Spiderland
3) TALK TALK Laughing Stock
4) NIRVANA Nevermind
5) MERCURY REV Yerself Is Steam
6) RED HOT CHILI PEPPERS BloodSugarSexMagik
7) SLOWDIVE Just For A Day
8) SMASHING PUMPKINS Gish
9) JESUS LIZARD Goat
10) U2 Achtung Baby

Ah, a proposito... da buon metallaro che sei, credevo che nella tua lista rientrasse pure "Badmotorfinger" dei Soundgarden, una pietra miliare del rock duro dei '90 che nella mia classifica manca solo perchè c'erano troppi album che venivano prima. Infatti non ci sono nemmeno "Screamadelica", "Ten", "Blue Lines", "Sailing The Seas Of Cheese" dei Primus, "Uncle Anesthesia" degli Screaming Trees e i Temple Of The Dog (oddio, ma quanti ne sono usciti???). Irripetibile.

Clockface

utente anonimo

#11    05 Aprile 2009 - 14:20
 
Clockface: Ti ringrazio Clà; l'introduzione era doverosa poichè la riflessione nasce proprio dal forte contrasto con i giorni attuali, giorni nei quali la musica non è più - anche a livello "filosofico" - quello strano oggetto capace di cambiare sul serio le carte in tavola.
Il 1991 è davvero irripetibile, e non per la qualità delle proposte (ci sono state molte annate migliori, senza dubbio) ma proprio per il concetto di "rivoluzione" che ho espresso nel corpo del post.
Circa la tua coda ci tengo a precisare che non sono un "buon metallaro"; lo ero fino al 1998 (una vita fa) ma adesso non so nemmeno dove stia di casa, ehehehe!
Ad ogni modo, non ho mai apprezzato i Soundgarden, uno strano ibrido che non mi ha mai convinto.
Molto meglio, restando in ambito-Seattle, dedicare i propri ascolti ad UNCLE ANESTHESIA!
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#12    16 Aprile 2009 - 11:13
 
Concorda sull'annata musicalmente eccezionale. Anzi per me fu un anno magico, a proposito di Out of time/a>
Contento di averti incontrato, ripasserò.
Lucien
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#13    16 Aprile 2009 - 19:29
 
zampot: Benvenuto da queste parti, adesso faccio un salto da te che se mi hai citato Out of time...
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