Sometimes I wish we were an eagle Bill CallahanBeware Bonnie “Prince” Billy
A woman a man walked by PJ Harvey & John Parish
Tonight: Franz Ferdinand Franz Ferdinand
Middle cyclone Neko Case
E’ il dolente folk di Bill Callahan a scandire il tempo di questo primo quadrimestre del 2009, in perfetto contrappunto con il brillante ed esuberante alt-country del “principe” Will Oldham.
Il nuovo anno è iniziato con diverse uscite importanti, compresa la profonda delusione per il ritorno a stretto giro del Boss e l’annunciato mezzo flop di quel No line on the horizon che gli U2 hanno avuto la colpa di tenere in gestazione per un arco di tempo eccessivamente lungo.
Workin on a dream è un lavoro confuso, disomogeneo e carente sotto tutti i punti di vista: il peggior Springsteen di sempre; anche peggio del (giustamente) vituperato Human touch.
Disco che alterna con incosciente facilità reminiscenze del Brian Wilson che fu a pessimi accenti del Delta (o almeno che dovrebbero provenire da lì), triviali ballate pop a svagate fughe country.
Insomma, un caos senza capo né coda che trova la pietra dello scandalo in un uno-due micidiale (Surprise surprise e Kingdom of days) che rappresenta forse il baratro assoluto di una carriera ultratrentennale.
Peccato - paradossalmente - per la presenza di un gioiello come The Wrestler: vengono le vertigini ascoltarla alla fine di un pastrocchio simile.
Delusione annunciata invece per gli U2 che danno alle stampe un lavoro senza verve e con nessuna forza incisiva e trainante; canzoni non necessariamente brutte ma prive di un qualsiasi mordente.
Anche qui, forse, il fondo di una carriera nella quale si contano ormai più i buchi nell’acqua che i dischi memorabili.
Tra le altre uscite mainstream (Morissey, Ben Harper, Dylan, Depeche Mode) vanno invece assolutamente a segno i Franz Ferdinand (si balla ancora e lo si fa sostanzialmente meglio) ma soprattutto PJ Harvey che, accompagnata dal fido Parish, torna alle atmosfere a lei più congeniali sfornando un disco complesso e molto stratificato, ricco di ispirazione e di notevolissimi spunti compositivi.
L’unica riserva che mi sento di attribuire a A woman a man è la presenza di una hit-single (Black hearted love) di una potenza così annichilente da rendere sbilanciato il resto dell’opera.
Per quanto mi riguarda, la canzone dell’anno finora.
Bello anche il ritorno di Neko Case ma la linea di demarcazione va tracciata proprio tra i due cantautori americani (Callahan e Oldham, qui di nuovo “Prince” Billy) e tutto il resto.
Sometimes… e Beware hanno tutto l’afflato poetico e la determinante forza espressiva di chi sa cantare davvero l’America; due dischi di indiscutibile bellezza che – salvo grosse sorprese – porteranno a casa lo “scudetto” di questo 2009.







