How to fight loneliness?
Just smile all the time
(Jeff Tweedy, 1999)

Quando penso a Jeff Tweedy, che è uno dei pochi veri miracoli di questa America confusa e senza identità, mi vengono alla mente un sacco di immagini e tante, tante sfumature dello stesso colore.
Il bianco.Just smile all the time
(Jeff Tweedy, 1999)

Quando penso a Jeff Tweedy, che è uno dei pochi veri miracoli di questa America confusa e senza identità, mi vengono alla mente un sacco di immagini e tante, tante sfumature dello stesso colore.
Che non è vero che non è un colore.
Sarà per le copertine di Sky blue sky e di A ghost is born, o forse per la neve che d’inverno invade Chicago, o per il sole autunnale che a stento cerca di infilarsi tra le nuvole grigie e minacciose.
O magari solo per la sua penna, capace di scrivere una cosa straziante e senza appello come quella che leggete in alto a destra: quando perdi tutto, è come se fossi davanti ad un foglio bianco, con tutto quello che questo comporta.
Lui, Jeff, nonostante le annose e complicate questioni personali, ha sempre reagito scrivendoci sopra qualcosa, su questo foglio immacolato.
E la speranza, la fiducia, la forza di stare dritti a testa alta anche quando il vento ti schiaffeggia il viso facendoti lacrimare mentre con gli occhi segui uno stormo di uccelli che fugge via verso un posto migliore è tutto quello che troviamo nelle canzoni – una più bella dell’altra – dell’intera produzione degli Wilco.
Un inizio in sordina (A.M., Being there), le valvole che si scaldano con Summerteeth (1999) e poi il volo senza freni di quattro Capolavori in fila che hanno reso questa band la migliore del decennio (negli USA) al pari dei Low di Alan Sparhawk, un uomo sul quale si potrebbero spendere parole spesso simili a quelle usate per Tweedy.
La classe di Yankee hotel foxtrot (2002), l’eleganza di A ghost is born (2004) - probabilmente il loro vertice artistico, la raffinatezza di Sky blue sky (2007) e lo stile di Wilco (The Album) (2009) conducono ad una verità così chiara da essere palpabile.
Unendo la tradizione folk/country degli esordi ad una indomita voglia di sperimentazione, correndo sulle note senza fermarsi a pensare a dove la corsa porterà (ma con una padronanza di composizione ed esecuzione che ha ben pochi paragoni) e riuscendo a mantenere una spinta emozionale fortissima in ogni piccolo movimento (quanti colori in ogni nota, in ogni sfumatura?) gli Wilco non sono solo una Chicago suonata dentro un loft fatto da mattoni rossi e finestre dalle imposte bianche, ma la certezza di ritrovarsi con il cuore in mano davanti al cielo blu a vivere la propria vita. Quella reale.
E poi Jeff, uno di noi.
Uno che chiude Sky blue sky così:
On and on and on we’ll stay together yeah
On and on and on we’ll be together yeah
You and I will try to stay together yeah
You and I will try to make it better yeah
E che accompagna con questi versi anche la chiusura dell’omonimo disco di quest’anno:
Everything alive must die
Every building built to the sky will fall
But don't try to tell me my
Everlasting love is a lie
Uno di noi.
Uno che cerca nell’amore le risposte.
Uno che non molla mai la presa.
Fino alla fine.







