giovedì, 09 febbraio 2006
TRUST (Low, 2002)

i want to believe
i want to believe
i want to believe
i want to believe
just keep counting the stars
like someday you'll find out
just how many there are
and we all can go home
'cuz there's nothing as sad
as a man on his back
counting stars
but, i want to believe
yes, i want to believe

low













C’è una mano tesa sulla copertina di “Trust”.
Fiducia.
Una bella parola, pesante come un macigno, densa come un lago di inchiostro.
E nero e rosso intorno.
E anche se non si vede, il bianco delle distese innevate nordamericane e il fuoco di un braciere; quello sul quale tendere la mano.
Per dimostrare la propria fiducia.
Per cercare di riguadagnare le “cose andate perdute”.

Tra chiaroscuri mai ben delineati e una dolente oscurità che si leva dal profondo; tra scarne ma solenni note incasellate in uno spazio invisibile e al tempo stesso enormemente ingombrante: qui risiede la soavità pura e cristallina di un canto che si eleva come un’ invocazione a lungo attesa, come una sofferta e infine liberatoria preghiera.

Un canto scandito da angoscianti ma suadenti rintocchi di tamburi, sempre, ovunque…
I battiti del cuore, ma anche l’incessante scorrere del tempo (“…time is the diamond…”)…

Canzoni dolorose e intime, rallentate oltre il tollerabile, fino al raggiungimento di un non-suono, una calda e avvolgente sospensione ferma lì, a mezz’aria, dove anche le note si possono sfiorare…
Canzoni che fanno male, capaci di arrivare giù in fondo, dove a nessuno diamo il diritto di andare, dove riserviamo un posto a sogni, speranze, gioie, sconfitte, memorie mai dette.

La tensione drammatica e il pathos emergono dai fumi di una psichedelìa dell’anima, attraverso strati e strati di onirici paesaggi, ed arrivano a compiere il miracolo: il raggiungimento di una catarsi emozionale che investe con la veemenza di un imprevisto addio.
O di un infuocato e ardente braciere.

Quello sul quale mettere la propria mano.
E la propria fede.
postato da: countryfeedback alle ore 20:43 | commenti (11)
Commenti
#1    10 Febbraio 2006 - 10:43
 
Avrei proprio bisogno una musica così in questo momento. Ma ancora di più di quel braccio teso verso di me ad aspettare che la mano venga afferrata.
Ma è tutto silenzio e vuoto e per quanto entrambe le parole non dovrebbero letteralmente esser sinonimo di QUANTITA', SPESSORE, PESO, perchè NON DOVREBBERO avere consistenza fisica-scientifica, io mi sento schiacciata sul pavimento dal macigno che hanno prepotentemente spinto dentro quello che un tempo era solo un corpo (sangue, acqua, fibre e ossa)...

I Pearl Jam, alla fine di "Wish List" dicono "VORREI ESSERE LA PAROLA FIDUCIA E NON DELUDERTI MAI". Mi chiedo se sia proprio inevitabile che almeno una volta si delude tutti e tutti ci deludono...

Un abbraccio e grazie per questo post. (Vorrei averlo ora quel cd, ma saprò aspettare).
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#2    10 Febbraio 2006 - 23:05
 
crazymary78: Le delusioni fanno parte del gioco, basta che non prendano il sopravvento perchè sennò poi non vale più la pena.

Trust è davvero pericoloso, quindi non so se adesso potrebbe farti un granchè bene... però magari sapresti trovare la giusta chiave di lettura che ti occorrerebbe...
In bocca al lupo per tutto!
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#3    10 Febbraio 2006 - 23:08
 

Le zone intime in cui riesce ad arrivare questo album, possono essere veramente impossibili da ritrovare...e se mai riesci a ritrovarle, non lo fai percorrendo la stessa
strada.Struggente, soave, doloroso, emozionante...un capolavoro!
P.S. Countryfeedback...viene quasi da dire che chi non l'ha ascoltato non può capire quello che si prova, quando si mette questo disco nello stereo.
Jim Stark.
utente anonimo

#4    10 Febbraio 2006 - 23:23
 
Quanto è vero, caro Jim Stark.
Diciamo che hai abilmente riassunto in 5 righe quello che ho cercato di dire nel post!
Questa band fa miracoli, e per la consueta ingiustizia non la conosce nessuno!
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#5    16 Febbraio 2006 - 16:56
 
Non posso non commentare questo post. E' un disco pericoloso, mi prendo la definizione. E' un disco che rimbomba e ferma il tempo. E' un disco che viene dal Minnesota, uno stato che ho sempre immaginato freddo, provinciale e ricco di valori semplici e di inquietudini nascoste...
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#6    16 Febbraio 2006 - 21:38
 
Sì, il Minnesota si sente tutto, dalla prima all'ultima nota.
O meglio, credo si senta per l'immaginario che ho del Minnesota, visto che non ci sono mai stato.
Un disco eccezionale, ma da sentire solo in determinate circostanze (al contrario del più universale The great destroyer, altro pezzo da 90)
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#7    15 Ottobre 2007 - 22:53
 
Quando si dice una recensione sentita e convincente! Sono già commosso. Grazie per il consiglio, lo recupero subito!!!
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#8    15 Ottobre 2007 - 22:55
 
Maledetto splinder!!!
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#9    16 Ottobre 2007 - 12:23
 
Iggy: Grazie di cuore e buon ascolto... vedrai che non te ne pentirai!
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#10    17 Ottobre 2007 - 11:48
 
Ascolto in rigoroso silenzio; tra qualche giorno ti dirò meglio cosa ne penso, ma mi hanno già rapito! Sto recuperando un pò di cose e ho sentito sia "Trust" che "I could live in hope"
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#11    17 Ottobre 2007 - 22:40
 
Esatto, hai capito la missione: il silenzio è la chiave di ascolto dominante con i Low.
I COULD LIVE IN HOPE è lo straordinario debutto (occhio alla traccia 6: "Lullaby", ancora oggi uno dei loro vertici assoluti) e di TRUST ne ho parlato qui.
Dovresti poi provare con THINGS WE LOST IN THE FIRE (del quale parlai in questo post) e con l'abbordabile (ma meraviglioso) THE GREAT DESTROYER.
In questo 2007 hanno invece sfornato DRUMS&GUNS, disco atipico per i loro standard, ma non privo delle loro abituali fascinazioni.
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