“Se non danno l’Oscar a Brokeback ci sarà una sommossa del gay pride…”
(frase letta ovunque in queste 3 settimane)
(frase letta ovunque in queste 3 settimane)

Proprio non volevo sprecarlo un altro post per gli Oscar…
E quasi ero riuscito nell’intento, cercando di chiudere gli occhi davanti alle consuete folli esclusioni dalle candidature (questa volta le gambe le hanno tagliate a Match point, A history of violence, The chocolate factory…).
Ma alla fine sono crollato ed eccomi qui…
La più noiosa cerimonia degli Academy Award che io ricordi ha incoronato Crash, di Paul Haggis.
Dovrei esserci abituato, ne abbiamo discusso un paio di settimane proprio qui, su queste pagine, eppure…
Vabbè, un paio di giorni e mi butto alle spalle pure questa serata; nel frattempo, assistiamo al trionfo di un’opera che nemmeno doveva essere candidata; copia-e-incolla in salsa social-poliziesco del ben più alto Magnolia, di Anderson (a proposito, che fine ha fatto? Dopo lo splendido Punch-drunk love si è volatilizzato…).
Stesse ambientazioni, stesso ritmo narrativo, stesso flusso di montaggio, stesse scelte fotografiche… anche lo stesso tipo di catarsi (con l’unica differenza che qui c’è la neve anziché la [geniale] pioggia di rane).
Tutto sopravvalutato all’ennesima potenza, compresa un’interpretazione assolutamente normalissima di Matt Dillon, che gli è valsa addirittura la nomination (!!!).
Estenuante, prevedibile, retorico: senza ombra di dubbio il film minore della cinquina, capitato lì davvero per caso.
E ovviamente vincitore.
Alla prossima edizione.
E quasi ero riuscito nell’intento, cercando di chiudere gli occhi davanti alle consuete folli esclusioni dalle candidature (questa volta le gambe le hanno tagliate a Match point, A history of violence, The chocolate factory…).
Ma alla fine sono crollato ed eccomi qui…
La più noiosa cerimonia degli Academy Award che io ricordi ha incoronato Crash, di Paul Haggis.
Dovrei esserci abituato, ne abbiamo discusso un paio di settimane proprio qui, su queste pagine, eppure…
Vabbè, un paio di giorni e mi butto alle spalle pure questa serata; nel frattempo, assistiamo al trionfo di un’opera che nemmeno doveva essere candidata; copia-e-incolla in salsa social-poliziesco del ben più alto Magnolia, di Anderson (a proposito, che fine ha fatto? Dopo lo splendido Punch-drunk love si è volatilizzato…).
Stesse ambientazioni, stesso ritmo narrativo, stesso flusso di montaggio, stesse scelte fotografiche… anche lo stesso tipo di catarsi (con l’unica differenza che qui c’è la neve anziché la [geniale] pioggia di rane).
Tutto sopravvalutato all’ennesima potenza, compresa un’interpretazione assolutamente normalissima di Matt Dillon, che gli è valsa addirittura la nomination (!!!).
Estenuante, prevedibile, retorico: senza ombra di dubbio il film minore della cinquina, capitato lì davvero per caso.
E ovviamente vincitore.
Alla prossima edizione.







