mercoledì, 05 aprile 2006
Wretch (Kyuss, 1991)
Blues for the red sun (Kyuss, 1992)
Welcome to Sky Valley (Kyuss, 1994)
…And the circus leaves town (Kyuss, 1995)

[I]: Please excuse a possible obvious answer to a stupid question, but what the hell does the word "kyuss" mean anyway?

[John Garcia]: "It is a character from Dungeons and Dragons (the game).  
But we only used it because we thought it was a cool name.  If you were to look it up in the dictionary, it would say 'Four guys from the desert playing kick ass rock and roll' '', or something to that effect!

kyussStrane congiunzioni astrali e “sabbiose” vogliono che anche su questo blog, in questo periodo, si parli del suono del deserto.
Tuttavia limitatamente ad una band, un quartetto di Palm Desert (CA) [appunto…] che sulle rocce dei Canyon l’ha lasciato sul serio un solco.
Una carriera lampo, quattro dischi (in cinque anni) pesanti, ipnotici, aridi: esattamente come vi immaginate che sia il deserto compreso tra il nuovo Messico e il Colorado, 50 gradi all’ombra e un amplificatore per basso piazzato in mezzo al sole (non a caso l’unica immagine che campeggia all’interno dello spartano booklet di 4 pagine di Blues for the red sun – un disco da comprare già solo per il titolo).

Raramente un sound e una band sono stati così esplicitamente rappresentativi di un preciso stilema, perpetrato dalla prima all’ultima nota delle loro composizioni.
Nessun compromesso o cessione stilistica, una strada (quella che si vede nella copertina del capolavoro massimo Welcome to sky valley) imboccata e seguita fino al termine, o almeno fin quando il sole stesso non ha cominciato ad alimentare un autocombustione.

E poi la scelta più intelligente ed onesta (quella che i furbi e gli approfittatori non fanno mai, leggasi Aerosmith, Rolling Stones, AC/DC… e tanti tanti altri): quella di dire: “Muchas gracias amigos, questi erano i Kyuss, è tutto”.
E poco importa se dietro lo split ci siano state magari incomprensioni o questioni di ego: il quarto e ultimo lavoro (…And the circus leaves town, titolo quanto mai emblematico) è quello della maturazione compositiva, dove gli intrecci chitarra/voce raggiungono forse per la prima volta un grado di fusione armonica perfetta.

Ad ogni modo tre dischi memorabili (tenendo fuori quindi il primordiale e ancora “indeciso” Wretch), meritevoli di aver saputo contrastare con forza e identità la mirabile stagione del grunge, facendo della loro estrazione territoriale e del loro habitat un marchio distintivo.

Mai un minuto di troppo in questi mantra lisergici eppur aggressivi, a volte lentissimi (come lo scorrere del tempo nel Canyon) così come pronti a repentini scatti al fulmicotone (Freedom run/Free to run…), degna eredità dei Black Sabbath che furono, centrifugati con le esperienze “mistiche” dei Grateful Dead e di tutta la San Francisco dei 60’s.

Un sound unico e irripetibile, tutto o quasi frutto della mente di uno dei più prolifici autori degli ultimi 3 lustri, quel Josh Homme presente anche nei miei special thanx perchè tra i pochissimi ancora capaci di non sbagliare un colpo, reinventare, saper gestire un personaggio.
E ovviamente scrivere canzoni da antologia (ascoltare l’intera discografia dei Queens of the stone age per credere, esempio perfetto di un’alchimia capace di stregare pubblico e critica, far battere i piedi, far correre per strada, far alzare il volume fino a demolire altoparlanti).

Nei Kyuss riempiva di polvere ed LSD la sei corde, poi prendeva un jack e lo collegava ad un ampli per basso, tagliava le frequenze… e quello che usciva erano 10, 20, 50 chitarre che all’unisono urlavano riffs…
L’attacco di Gardenia (da Sky Valley) ben rende l’idea: un magma sonoro capace di abbattere una montagna…

Non apprezzando particolarmente la voce rabbiosa ed aggressiva di John Garcia, quello che mi ha sempre affascinato di questa band sono proprio le evoluzioni strumentali (a volte anche acustiche, quasi a sottolineare la provenienza psichedelica del tutto), divagazioni sul tema affascinanti ed irresistibili.

Adesso non ci sono più (da circa 10 anni) ed il buon Josh cerca di portare avanti avanti il suo progetto (QOTSA, 4 release al momento) mantenendo spessore ed originalità frutto di un sound tutto suo… ma nonostante le impeccabili composizioni e l’inarrivabile Songs for the deaf (il miglior disco hard degli ultimi 20 anni, per quanto mi riguarda), la magia dei Kyuss rimane cristallizzata nella polvere del tempo che fu.

Il suono del deserto dunque.
Esattamente quello che vi immaginate.
postato da: countryfeedback alle ore 22:42 | commenti (15)
Commenti
#1    06 Aprile 2006 - 20:56
 
Nei loro dischi i Kyuss sembrano voler condensare la quintessenza dell'hard-rock, come se volessero registrare l'ultimo disco di hardrock che sia possibile registrare, dopo il quale non sara' piu' possibile dire nulla che non sia stato detto. I Kyuss hanno composto dei dischi che sono conturbanti sinfonie per bulldozer e bombardieri, ma al tempo stesso con "adagi" degni dell'acid-rock. Con loro nacque di fatto il genere "stoner".

Kyuss sono l'espressione delle frustrazioni e delle tensioni accumulate dalla gioventu' di una cittadina come Palm Desert, nascosta nel deserto della California meridionale. Dopo un raro Sons Of Kyuss (1990), i quattro giovanissimi esordiscono con l'album Wretch (Dali, 1991), contenente materiale che data dal 1988, all'insegna dell'hard-blues psichedelico piu` brutale dai tempi dei Blue Cheer, mescolato alle detonazioni piu` visionarie dei Chrome e alle devastazioni piu` criminali dei Discharge.
Hwy 74 e` un po' l'archetipo del loro stile, un'esasperazione di quella corrente che parte dal blues, passa attraverso il rock and roll e perviene all'hardrock. Il "drumming" pirotecnico e potente e in primo piano, il chiasso chitarristico spinto a livelli maniacali e il canto sempre su tonalita` sinistre e minacciose alimentano quella progressione verso musicalita` sempre piu` rozze, in definitiva verso il "Rumore".
Uragani sonori si succedono a uragani sonori senza concedere pause: Black Widow (un blues alla Doors), Katzenjammer (un rock and roll acrobatico), Love Has Passed Me By (un vibrante boogie sudista a velocita` supersonica) provocano scosse sismiche a ripetizione. Ad ispirarli non sono tanto i Black Sabbath, benche' altrettanto monolitico e sensazionalista sia il loro approccio, quanto i Pink Floyd e i gruppi della psichedelia texana. L'album trionfa non tanto per la qualita` delle composizioni, che anzi si assomigliano l'un l'altra, ma per l'enorme e abnorme elettricita` dell'esecuzione, che riporta ai climi infuocati de...
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#2    06 Aprile 2006 - 20:58
 
Scaruffi dixit il testo di cui sopra..
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#3    07 Aprile 2006 - 00:39
 
Eeeh...quanto me piacevano. Visti al Circolo degli Artisti nel 1994.

Tra l'altro (non c'entra un cazzo ma mi piace fare il maestrino) il bassista aveva un modo di suonare molto strano. Non pizzicava le corde, le percuoteva coll'indice.
P R E S I D E N T E
utente anonimo

#4    07 Aprile 2006 - 01:46
 
Preside'...
Scaruffi ti fa una pippa
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#5    07 Aprile 2006 - 07:57
 
Ma a sto Scaruffi non si può consigliare una buona web agency, visto che il sito che ospita le sue classifiche e recensioni è veramente agghiacciante?!?!?!?!

Altra cosa spaventosa:
Ma st'omo di quante cacchio di cose si occupaaaa!!!

piero scaruffi, poeta, storico e libero pensatore, e` anche:
scienziato cognitivo
scrittore
poeta
storico musicale
storico cinematografico
giornalista
consulente software

MAH!!!
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#6    07 Aprile 2006 - 09:32
 
Quando ci rivediamo ti porto un carrello di cd vuoti...così me li doppi!

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#7    07 Aprile 2006 - 11:54
 
eh eh! Non si fa!
Poi Nordovest che dice!?
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#8    07 Aprile 2006 - 22:41
 
Hamletus: Guarda Andrè, non voglio cominciare un'altra sterile piazzata contro Scaruffi... Ha ragione Supergina: ma chi è, Gesù Cristo? Ahahahah!!!

PRESIDENTE: Benvenuto, era un pò che aspettavo un tuo commento (e sapevo - eheheh - di attirarlo con un post sui Kyuss).
Circa il bassista ti riferisci sicuramente a Scott Reeder (che con loro fece gli ultimi due) che in effetti suonava così, contrariamente al suo pazzoide predecessore...

babylon78: Eheheheheh!! T'ho fatto venì voglia?

sarak: MMhhhh... Comprate i dischi al paradiso del rock'n roll!!!
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#9    08 Aprile 2006 - 12:40
 
E' vero è vero, da Nordovest stanno tutti a 10 euro se non mi sbaglio...quindi approfittatene!
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#10    13 Aprile 2006 - 16:19
 
il buon josh?mmmmmmm non direi proprio, però bella "recensione" dei kyuss :)
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#11    15 Aprile 2006 - 22:27
 
firequeen: Grazie....e benvenuta/o su questo blog!
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#12    18 Aprile 2006 - 11:00
 
Congiunzioni astrali voglioni che abbia letto questo post mentre ascoltavo il live doppio dei THIN WHITE ROPE, ovvero il disco più desertico di tutti i tempi...

Adoro i Kyuss (tutta la discografia a 10.50, oh yeah!), un gruppo definitivo.

Metà anni Novanta: entro a scuola e saluto Imperi. "Hai visto i Soundgarden e i Pennywise (*nota: a Reggio Emilia o a Bologna, non ricordo bene), chissà che bella serata...ti sono piaciuti i concerti?"
Risposta di Imperi: "Marco, lascia stare, ho visto i Kyuss. I Black Sabbath del Duemila, non ti dico altro". Mi registrò le cassettine di due dischi. Ora li ho tutti originali, il primo in cassetta originale americana, gli altri in cd e ho pure un EP. Disco fondamentale è BLUES FOR THE RED SUN ma WELCOME TO SKY VALLEY è il più estremo e rumoroso...
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#13    18 Aprile 2006 - 20:57
 
nordovest77: Un gruppo definitivo, concordo.
Io preferisco SKY VALLEY per il semplice fatto che non c'è un minuto superfluo... 10 pezzi da spararseli per endovena.
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#14    14 Gennaio 2008 - 17:35
 
Ah, forse sono un paio di anni in ritardo per il post, ti scopro solo oggi grazie ad un link di diamonddog da assante, pero' volevo sottoscriverlo perche' i Kyuss vanno sottoscritti senza se e senza ma.

Da segnalare anche le Desert sessions in cui Josh Homme mette a punto i suoi lavori, dischi quasi sempre imperdibili...

se poi vi va di frugare dilla' da me e masticate un po' l'inglese c'e' la trilogia del deserto con foto tutte mie dai recenti show londinesi di:

Brant Bjork and the Bros
Eagles of Death Metal
Queens of the Stone Age

a presto,
Valerio
utente anonimo

#15    14 Gennaio 2008 - 18:32
 
Valerio: Benvenuto da queste parti: è sempre un grande piacere scoprire degli adepti di questo straordinario mostro sonoro che incendiò i deserti del Nuovo Messico e della California del Sud negli anni '90...
Una band unica, inimitabile.
Verrò sicuramente a trovarti per le foto.
PS: Le Desert Sessions sono una goduria per le orecchie :-)
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