Di recente ho rivisto Collateral (il 3° posto della mia personale classifica cinematografica 2004/2005) ed è stato come le prime due volte: durante i titoli di coda ho detto: “porca troia…..”
Un onore che riservo a pochi, ma tra i pochi, a tutti i film di Michael Mann, uno che ancora non ha sbagliato niente.
E credo che anche il prossimo Miami Vice non tradirà questa felice serie positiva; del resto il creatore della serie televisiva più kitsch degli anni ’80 fu proprio lui, e sono certo che saprà attualizzare al meglio le vicende di Sonny e Tubbs.
Anche perché un fondamento della sua cifra stilistica è proprio lo stretto rapporto con lo sviluppo (soprattutto tecnico e linguistico) del mezzo cinematografico, tuttavia (ed è forse proprio questo il suo fascino principale) mai tralasciando quel classicismo etico e formale che rende così solide le sue opere.
Penso alle riprese in digitale dello stesso Collateral su una tipica storia da “tutto in una notte” col buono e il cattivo che si fronteggiano; o alla tecnica sopraffina di Heat-La sfida che ruota intorno al più classico dei soggetti polizieschi...
Film duri, essenziali, freddi.
Film notturni, tutti, anche quelli che non lo sembrano (Manhunter – bellissimo e dimenticato, Insider – feroce e impietoso, con due interpretazioni accademiche ed un montaggio iperbolico).
Film di eroi (L’ultimo dei Mohicani – poetico e atipico, Alì – ancora poesia e classe da vendere) e antieroi (Heat La sfida – Pacino e DeNiro insieme per la prima volta, non c’è mai riuscito nessuno, Collateral – Cruise cattivo e impeccabile, un altro miracolo).
Film importanti, autoriali, necessari.
Film Americani avvolti nel nero.

Un onore che riservo a pochi, ma tra i pochi, a tutti i film di Michael Mann, uno che ancora non ha sbagliato niente.
E credo che anche il prossimo Miami Vice non tradirà questa felice serie positiva; del resto il creatore della serie televisiva più kitsch degli anni ’80 fu proprio lui, e sono certo che saprà attualizzare al meglio le vicende di Sonny e Tubbs.
Anche perché un fondamento della sua cifra stilistica è proprio lo stretto rapporto con lo sviluppo (soprattutto tecnico e linguistico) del mezzo cinematografico, tuttavia (ed è forse proprio questo il suo fascino principale) mai tralasciando quel classicismo etico e formale che rende così solide le sue opere.
Penso alle riprese in digitale dello stesso Collateral su una tipica storia da “tutto in una notte” col buono e il cattivo che si fronteggiano; o alla tecnica sopraffina di Heat-La sfida che ruota intorno al più classico dei soggetti polizieschi...
Film duri, essenziali, freddi.
Film notturni, tutti, anche quelli che non lo sembrano (Manhunter – bellissimo e dimenticato, Insider – feroce e impietoso, con due interpretazioni accademiche ed un montaggio iperbolico).
Film di eroi (L’ultimo dei Mohicani – poetico e atipico, Alì – ancora poesia e classe da vendere) e antieroi (Heat La sfida – Pacino e DeNiro insieme per la prima volta, non c’è mai riuscito nessuno, Collateral – Cruise cattivo e impeccabile, un altro miracolo).
Film importanti, autoriali, necessari.
Film Americani avvolti nel nero.








