- “Ti riconosci più nella New York di Spike Lee o in quella dipinta da Martin Scorsese?”
- “Amico, New York sono io.”

NEW YORK (Lou Reed, 1989)
Ho visto Lou Reed due anni fa a Fiuggi, in concerto con Patti Smith.
Si presentò con la tuta, senza dire due parole; fece il suo (come sempre atipico…quindi per questo tipico) set e scomparve, nella notte fredda di quel Settembre così come era apparso.
Rimasi interdetto; forse mi aspettavo di più da lui dopo la bellissima performance di Patti… o forse, semplicemente, non riuscii ad afferrarlo; sa essere sfuggente e la sua poetica sopraffina non si apprezza senza un minimo di impegno.
Ascoltare New York oggi può fare lo stesso effetto.
14 tracce che abbracciano la Grande Mela e che suonano come un crogiuolo di emozioni e stati d’animo che si alternano senza soluzione di continuità e che ti spaventano, quasi.
Io, giuro, raramente ho letto dei testi così poeticamente intensi e pregni di significato.
E quasi mai ho riscontrato un tale connubio con la voce che li canta… il rock ‘n roll della consapevolezza, della maturità, della vita vissuta: un manifesto programmatico.
Potrebbero farne 14 film con queste canzoni, con queste 14 storie che toccano con somma liricità e sarcastico disincanto, con rigide denunce sociali e lucidi attacchi morali, con epico fragore ed elegante durezza.
Un disco aspro, arrabbiato come pochi; ma anche gonfio d’amore e di cameratesco affetto per un' America mai così vicina e una città mai così desiderosa di luce.
Il più bel disco della seconda metà degli anni 80, ed il capolavoro massimo di Lou Reed post-Velvet Underground.
- “Amico, New York sono io.”

NEW YORK (Lou Reed, 1989)
Ho visto Lou Reed due anni fa a Fiuggi, in concerto con Patti Smith.
Si presentò con la tuta, senza dire due parole; fece il suo (come sempre atipico…quindi per questo tipico) set e scomparve, nella notte fredda di quel Settembre così come era apparso.
Rimasi interdetto; forse mi aspettavo di più da lui dopo la bellissima performance di Patti… o forse, semplicemente, non riuscii ad afferrarlo; sa essere sfuggente e la sua poetica sopraffina non si apprezza senza un minimo di impegno.
Ascoltare New York oggi può fare lo stesso effetto.
14 tracce che abbracciano la Grande Mela e che suonano come un crogiuolo di emozioni e stati d’animo che si alternano senza soluzione di continuità e che ti spaventano, quasi.
Io, giuro, raramente ho letto dei testi così poeticamente intensi e pregni di significato.
E quasi mai ho riscontrato un tale connubio con la voce che li canta… il rock ‘n roll della consapevolezza, della maturità, della vita vissuta: un manifesto programmatico.
Potrebbero farne 14 film con queste canzoni, con queste 14 storie che toccano con somma liricità e sarcastico disincanto, con rigide denunce sociali e lucidi attacchi morali, con epico fragore ed elegante durezza.
Un disco aspro, arrabbiato come pochi; ma anche gonfio d’amore e di cameratesco affetto per un' America mai così vicina e una città mai così desiderosa di luce.
Il più bel disco della seconda metà degli anni 80, ed il capolavoro massimo di Lou Reed post-Velvet Underground.







