domenica, 15 ottobre 2006
- “Ti riconosci più nella New York di Spike Lee o in quella dipinta da Martin Scorsese?”
- “Amico, New York sono io.”


newyork


















NEW YORK
(Lou Reed, 1989)


Ho visto Lou Reed due anni fa a Fiuggi, in concerto con Patti Smith.
Si presentò con la tuta, senza dire due parole; fece il suo (come sempre atipico…quindi per questo tipico) set e scomparve, nella notte fredda di quel Settembre così come era apparso.
Rimasi interdetto; forse mi aspettavo di più da lui dopo la bellissima performance di Patti… o forse, semplicemente, non riuscii ad afferrarlo; sa essere sfuggente e la sua poetica sopraffina non si apprezza senza un minimo di impegno.

Ascoltare New York oggi può fare lo stesso effetto.
14 tracce che abbracciano la Grande Mela e che suonano come un crogiuolo di emozioni e stati d’animo che si alternano senza soluzione di continuità e che ti spaventano, quasi.
Io, giuro, raramente ho letto dei testi così poeticamente intensi e pregni di significato.
E quasi mai ho riscontrato un tale connubio con la voce che li canta… il rock ‘n roll della consapevolezza, della maturità, della vita vissuta: un manifesto programmatico.
Potrebbero farne 14 film con queste canzoni, con queste 14 storie che toccano con somma liricità e sarcastico disincanto, con rigide denunce sociali e lucidi attacchi morali, con epico fragore ed elegante durezza.
Un disco aspro, arrabbiato come pochi; ma anche gonfio d’amore e di cameratesco affetto per un' America mai così vicina e una città mai così desiderosa di luce.
Il più bel disco della seconda metà degli anni 80, ed il capolavoro massimo di Lou Reed post-Velvet Underground.
postato da: countryfeedback alle ore 18:05 | commenti (19)
Commenti
#1    16 Ottobre 2006 - 00:16
 
Ho scoperto "New York" di Lou Reed forse nel modo migliore;durante una lunga camminata notturna per le strade della Capitale. Forse sarebbe stato più calzante se si fosse trattato della Grande Mela, ma le emozioni di questo disco sanno legarsi magnificamente anche alle nostre atmosfere metropolitane.
E poi non era una sera qualsiasi,ma la notte dopo l'ultima Italia-Germania; Roma in delirio, facce allegre e sconvolte riversate in ogni strada e tutti, dai giovani turisti, ai vecchi, alle famiglie con bambini, ad invadere la città.
Una città di storie, dove ogni voce sembra importante eppure si perde, dove si intrecciano infinite vite piene di dolore e problemi e gioie per un attimo.
Ho guardato tutto questo attraverso la voce e le parole del "Lurido" ed è stato illuminante.
Davvero un MITO, anche nel suo non scendere a compromessi, col rischio di sembrare brusco, come quella sera a Fiuggi.
Ieri, durante la visita alla mostra di Warhol (che a tutti consiglio di non perdere, davvero bella), mi sono imbattutto in una foto stupenda, scattata nello scantinato-studio di Andy; come poteva mancare da una parte anche lui, Lou, in piedi con la sua solita aria, come a dire: "Ci sono, e non ho niente da chiedere a nessuno!"?

Gianni
utente anonimo

#2    16 Ottobre 2006 - 11:17
 
Che mito!
Guarda, basterebbe solo l'estratto di intervista che hai messo in testa...

Su New York non posso ancora esprimermi, me lo sono preservato per novembre/dicembre....ce l'ho da giungno, ma con l'estate non si sposava proprio...

Il concerto a Fiuggi è stato bello, anche se Patti mi è piaciuta di più...da ricordare la carica fatta per abbattere le transenne e correre sotto al palco....quelli in prima fila, che avevano pagato il posto seduto un'enormità, hanno rosicato come topi muschiati!

GIANNI: La mostra di Warhol corro a vederla questa settimana!
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#3    16 Ottobre 2006 - 12:13
 
Ho rotto le transenne anch'io in quel di Fiuggi, per assistere al concerto più brutto tra quelli che ho gustato dell'immenso Lou Reed.
Inferiore ad Enzimi, inferiore a Fiesta, pari all'apparizione ufologa durante il Primo Maggio a San Giovanni di molti anni fa... quando c'era anche Bob Geldof con la sua "song of indifference".
L'unica grande emozione era guardarlo... ed era "Satellite of Love": immenso capolavoro.
Tra l'altro voci attendibilissime mi hanno detto che Lou Reed era incazzatissimo per la situazione palco ed il resto, e pare abbia anche litigato di brutto in backstage con Patti Smith: ciò spiegherebbe tutto.

Passiamo a NEW YORK. Qui tocchi un tassello che non t'immagini caro Country. Scoprii questo capolavoro nel 1992, tra l'immensa collezione di vinili rockarolla dei miei amici che suonavano Led Zeppelin e Deep Purple e ci provavano a sfondare. Presi il vinile, lo aprii e tirai fuori il cartoncino aggiuntivo all'interno: c'erano scritte in piccolo le traduzioni di tutti i testi dell'album in tutte le lingue più importanti.
C'erano molteplici traduzioni... mancava quella italiana. Alla fine leggo: "Lou Reed ringrazia l'Italia per aver scelto di non tradurre i suoi testi"!
Lou Reed ed il suo omaggio a New York: un album rock favoloso, potente, disperato, cinico, sarcastico, pieno di immensa poesia. L'inizio è folgorante: ROMEO HAD JULIETTE ha un testo splendido ed è un autentico schiaffo, con quel ritmo urbano, l'andamento monocorde, il recitato profondo e disinvolto... chiudete gli occhi e perdetevi per le strade di New York affollate nell'ora di pranzo. Questa è la colonna sonora perfetta per un momento del genere!
Non posso parlare di ogni canzone perché magari non è il caso, faccio però altri due titoli per il puro piacere di nominarli:
la sporchissima e perfetta DIRTY BOULEVARD (Osanna nell'alto dei cieli!!!) e la rockissima STRAWMAN con quell riff d'incipit che gli amici di cui sopra facevano sempre prima di iniziare le prove... ahhh... che goduria.
Quanti concept album hanno questa forza, questa passione, intelligenza, rabbia, poesia?

"This is no time for phony rhetoric
This is no time for political speech
This is a time for action
because the future's within reach

This is the time, because there is no time".

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#4    16 Ottobre 2006 - 14:49
 
"Io, giuro, raramente ho letto dei testi così poeticamente intensi e pregni di significato". Come hai ragione carissimo Country, in effetti lo stesso Lou nelle note di copertina ci dice : " un disco da leggere, un libro da ascoltare". Un album, che a mio onesto parere, insieme a Transformer del 1972, raggiunge livelli altissimi e rappresenta il punto più alto mai più superato della sua discografia.
Tutta l'attenzione di Lou Reed è rivolta a New York: ne spiattella i mali, le depravazioni, mette in risalto la sua spietatezza e il suo cinismo, ma allo stesso tempo il suo sguardo si riempe d'amore e di disincanto.Le sue canzoni sono tutte pesantissimi atti d'accusa, ma come dici tu country gonfi di affetto per un' America mai così vicina e desiderosa di luce!
Visto che Gianni ha tirato fuori l'argomento,mi sembra opportuno citare " Dime Story Mistery" l'ultima canzone dell'album è dedicata proprio ad Andy Warhol, in cui ricordando "l'amico scomparso" Lou ci parla,riflettendoci sopra, in modo sublime e poetico di Vita, Morte e Fede. A questo punto sembra ancor più d'obbligo concludere con una sua dichiarazione, rilasciata durante un'intevista, che io in passato scrivevo su quasi tutte le pagine dei miei quaderni : "La musica è tutto. La gente muore per un sacco di altri motivi e allora perché non per la musica. Salva così tanta gente!".
Saluti Jim Stark.
utente anonimo

#5    16 Ottobre 2006 - 15:06
 
Ho visto Lou Reed a Fiuggi, ho scavalcato le transenne che avevate già buttato giù, ho visto il padre di Pavement, Sonic Youth, Galaxie 500 e di quasi tutta la mia musica preferita ed era sporco, brutto e cattivo: dunque fu semplicemente l'essenza del rock'n'roll, e fu un concerto impagabile...

New York è un'opera d'arte, una brutale dichiarazione d'intenti contro la cultura di massa, un esempio di come la società (dello spettacolo) possa ogni tanto respirare e, appunto, salvarsi...
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#6    16 Ottobre 2006 - 15:27
 
Io di quella notte ricordo solo la voce di Patti... calda e graffiante... sembrava non bastasse tutto lo spazio aperto che la ospitava... sembrava volesse oltrepassare anche il cielo....
Grandissima.
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#7    16 Ottobre 2006 - 22:29
 
Gianni: Sicuramente un incontro coi fiocchi, quello notturno con questo disco... il mio fu molto meno metropolitano!
Un disco illuminante, hai detto bene.
Le parole (e la musica e la voce che gli vanno dietro) sono così pregne di significato che si potrebbe fare un post song-by-song.

babylon78: Ti aspetto nuovamente da queste parti dopo che l'avrai sentito (stesso discorso vale per Sweet Oblivion, nun te scordà).

sarak: Non sapevo che ti toccavo un mito...beh, meglio così!
L'aneddoto delle traduzione ben descrive lo spirito beffardo del migliore dei sopravvissuti dei '60s.
Come ho scritto anche a Gianni, io direi che sarebbe proprio il caso di farlo un post canzone per canzone: mai disco fu più azzeccato per questa dettagliata analisi!
Una valanga di cose compressa in poco più di un'ora...capolavoro assoluto.

Jim Stark: Hai fatto benissimo a citare (l'avevo dimenticato!) l'eloquente disclaimer che Lou ha apposto nel booklet... verissimo, porca troia!
La mia top5 (ma è dura!):
ROMEO HAD JULIETTE
DIRTY BLVD.
LAST GREAT AMERICAN WHALE
ENDLESS CYCLE
HALLOWEEN PARADE
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#8    16 Ottobre 2006 - 22:33
 
nordovest77: Un album monumentale e perfetto, rarissimo esempio di raccolta di brani senza nemmeno un riempitivo...un miracolo.

crazymary78: In effetti Patti fece proprio un bel concerto.
E cmq l'abbattimento delle transenne fu la cosa più spettacolare della serata...sembrava di essere ad Altamont nei '60s!!!
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#9    17 Ottobre 2006 - 08:25
 
ahimè, sono rimasta a Transformer...dopo questo post, però, mi sento in dovere di rimediare quanto prima!
saluti
donnaprassede
utente anonimo

#10    17 Ottobre 2006 - 15:14
 
endless cycle. senza discussioni...
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#11    17 Ottobre 2006 - 15:29
 
ROMEO HAD JULIETTE
DIRTY BLVD

sono quelle che ho più dentro.
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#12    17 Ottobre 2006 - 22:44
 
in effetti è un album quasi perfetto: pura essenza rock n roll, canzoni straordinarie, testi lancinanti come sa fare il vecchio rock n roll heart.
e poi dirty boulevard non è una canzone, ma un archetipo.
secondo solo al primo e al terzo velvet. e quasi a livello di Transformer
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#13    18 Ottobre 2006 - 16:10
 
questo decisamente mi manca ma dopo questa rece sarà un "mai più senza" :)
PS hai letto "Please kill me"? credo lo troveresti interessante...
bacio
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#14    18 Ottobre 2006 - 20:49
 
donnaprassede, pinuxbussu: Secondo me NEW YORK è superiore a TRANSFORMER, nonstante la presenza massiccia su quest'ultimo di alcune delle più belle canzoni del Lurido.

firequeen: No, non l'ho letto... Circa NEW YORK, ti ringrazio per la fiducia nelle mie recensioni, ma stavolta sono andato davvero a botta sicura: non ci vuole un genio per capire che il disco di Lou sia un Capolavoro assoluto.
Fammi sapere che ne pensi dopo che l'avrai ascoltato!
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#15    19 Ottobre 2006 - 20:32
 
Comunque se penso a New York... vedo "le panchine" e la Manhattan di Woody Allen!... Vale lo stesso?
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#16    24 Ottobre 2006 - 16:55
 
Eh si, Patti Smith fece proprio un'esibizione da paura. Una voce sublime, rauca e incazzata al punto giusto senza perdere controllo né precisione. E poi quel suo modo di portare il tempo, di oscillare da una parte all'altra e di agitare le braccia. E poi il chitarrista acustico che suonava con lei era proprio un mito. Ruppe pure una corda... grandissimo!
Il disco di Lou Reed non lo conosco e ora che ho letto il post non vedo l'ora di ascoltarlo e leggerlo.

Alberto.
utente anonimo

#17    24 Ottobre 2006 - 19:08
 
crazymary78: Impossibile non pensare a quella panchina...

Alberto: Sì è vero, mitico il chitarrista!
Per NEW YORK grazie della fiducia, non te ne pentirai!
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#18    05 Dicembre 2006 - 13:43
 
purtroppo ascoltai new york da giovane ed ignorante (cioè, più di adesso!) e non mi piacque. probabilmente ora mi piacerebbe, ma di scaricarlo non mi va, quindi mi toccherà comprarlo, prima o poi :-)
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#19    05 Dicembre 2006 - 20:04
 
helsabot: Eh già! Vabbè, tanto costa diecieuro ;-)
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